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Crotone, fallimento Sant’Anna spa: indagini chiuse per Salerno, Spanò, Stasi, Vallone, Sacco, Bruno, Migale, Mazzei e Sulla

Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, Gaetano Bono, ha notificato la chiusura delle indagini per quanto riguarda fallimento della società Sant’Anna Spa che gestiva lo scalo aeroportuale di Crotone. La chiusura delle indagini è stata notificata al sindaco di Isola Capo Rizzuto Gianluca Bruno, agli ex presidenti del cda Fortunato Roberto Salerno e Cesare Spanò, a Giovanni Mazzei, a Salvatore Migale ex sindaco di Cutro, ad Antonella Stasi ex presidente della Regione faccente funzioni, a Leonardo Sacco, a Francesco Sulla e all’ex sindaco di Crotone Peppino Vallone. Per tutti l’accusa è di bancarotta. Salerno e Spanò sono indagati in quanto ex presidenti del cda della società mentre Mazzei, Migale, Sacco, Stasi, Sulla e Vallone quali consigliere di amministrazione. La cosa per tutti e di aver commesso più fatti di bancarotta, ovvero, sostiene l’accusa: ” per non aver impedito l’evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire ossia il dissesto della società, nonostante fossero consapevoli dell’elevatissimo rischio di insolvenza della Sant’Anna spa che, almeno dall’anno 2012, operava in mancanza di adeguato capitale sociale e versava in una situazione connottata da un evidente squilibrio economico, finanziario, patrimoniale, con un patrimonio netto costantemente negativo e una conclamata difficoltà di adempiere puntualmente al pagamento”. Inoltre l’accusa sostiene che gli indagati sono rei di “aver, con grave colpa, aggravato il dissesto della società consistente nell’avere impostato la gestione del Sant’Anna spa in chiave antieconomica senza alcuna realistica possibilità né di guadagno né quantomeno di raggiungere un pareggio di bilancio; per avere aggravato il dissesto della società astenendosi dal richiedere il fallimento; per avere aggravato il dissesto della società con grave colpa in quanto facevano domanda di ammissione al concordato preventivo soltanto il 6 giugno 2014 e, dunque, agivano con negligenza, imprudenza e imperizia per avere tardato nel ricorrere alle procedure previste dalla legge fallimentare sebbene lo stato di crisi della società si protraesse già da oltre due anni.

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