Crotone,

Crotone, Codignola: bimbi al gelo perchè il Comune non ripara la caldaia

Riceviamo e pubblichiamo

“Ma come si può pensare di lasciare centinaia di bambini a scuola senza riscaldamenti soltanto perché si è del tutto incapaci di intervenire tecnicamente al fine di alzare una mezza canna fumaria per renderne il funzionamento compatibile con l’ambiente e la salute dei piccoli e degli insegnanti?
Questa brutta storia, come tante altre in giro per la Calabria e non solo, si sta verificando presso il plesso “Codignola” dell’I.C. “Alfieri” di Crotone, dove, appunto, i riscaldamenti sono spenti da diversi giorni. Ci sono stati i tecnici, i vigili e il buon e sempre disponibile consigliere Enrico Pedace. Ma ad oggi, ancora, la caldaia non parte, è chiusa, guasta, non si capisce.
Le temperature sono scese di parecchio; i genitori, molti dei quali erano convinti della riattivazione dei riscaldamenti, hanno mandato i propri figli a scuola, inconsapevoli del fatto che, stando seduti 5 ore dietro ai banchi, avrebbero sofferto il freddo nel periodo che per loro dovrebbe essere il più bello dell’anno.
Una cosa che ricorderanno per molto tempo, considerato che molti hanno accusato sintomi avanzati da raffreddamento, come mal di testa, brividi, e tosse.
Qualsiasi amministrazione dovrebbe avere ben presente, ed in particolare quando alcuni settori, come quello dell’istruzione, sono guidati da assessori provenienti da quel mondo, che la temperatura da garantire secondo la legge vigente è di 20° C con una oscillazione massima di 2° C. Fuori ce n’erano 6, al massimo 8.
Da tutto ciò si dovrebbe dedurre che è difficile fare scuola con una temperatura che in classe non arriverà mai a superare i 15° C.
È evidente che luccica più una bancarella, uno stand, un albero di natale, un luminaria che non una caldaia di una scuola il cui compito è quello di garantire un servizio primario a chi ci studia e a chi ci lavora. Ma rimane sempre il fatto che, lasciare al freddo dei bambini per insolente incapacità ed irresponsabilità senza un valido e comprensibile motivo, risolvibile tra l’altro nel giro di poche ore e con poche centinaia di euro, ha lo stesso valore di un “reato” e per questo andrebbe perseguito, perché di fronte alla salute dei bambini e alla salvaguardia e tutela del loro benessere non ci sono giustificazioni che reggono.

Mimmo Denaro

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