Crotone,

Crotone, ancora senza un movente l’omicidio del giovane Giuseppe Parretta

Aveva festeggiato i suoi 18 anni lo scorso 12 giugno, Giuseppe Parretta, il ragazzo ucciso questo pomeriggio nel centro storico di Crotone, colpito da almeno tre colpi di pistola che lo hanno raggiunto al corpo. Ad aprire il fuoco contro l’inerme ragazzo è stato Salvatore Gerace, 57 anni, tossicodipendente con precedenti penali per droga.

Giuseppe lavorava in uno dei Bar più noti della città, per questo anche lui era diventato in qualche modo molto noto agli avventori, ma soprattutto per il suo garbo e la sua gentilezza. Con quei soldi guadagnati era riuscito a comprarsi da pochissimo anche una moto, una Yamaha XR. Questo pomeriggio, intorno alle 16:40, Gerace, che abita a pochi passi dal luogo dell’omicidio, è entrato nella sede dell’associazione “Libere donne” la cui presidente è Katia Villirillo, mamma di Giuseppe, ed ha aperto il fuoco contro il ragazzo con una pistola a tamburo. Giuseppe si è accasciato subito colpito da almeno tre proiettili al corpo. Per lui, per quella giovane vita che aveva superato mille ostacoli sempre col sorriso, non c’è stato nulla da fare. Gerace si barricato in casa ed ha aspettato l’arrivo della polizia per consegnarsi nelle mani degli agenti. Avrebbe anche detto che non parlava con nessuno e che avrebbe detto tutto al giudice. Sul posto è arrivato anche il sostituto procuratore della Repubblica Alfredo Manca, che dopo aver esaminato la scena e raccolto le informazioni dalle forze dell’ordine, si è recato in Questura dove sta ascoltando in questi minuti la versione di Gerace. Via Ducarne, una stradina del centro storico a metà tra il Castello di Carlo V e la via che conduce alla Basilica cattedrale, in un attimo si è trasformata in una grande vasca di dolore. Le urla della mamma di Giuseppe, da tempo impegnata a sostegno delle donne vittime di violenze, si udivano anche centinaia di metri di distanza. Il nastro bianco e rosso sistemato da carabinieri e polizia, ha retto poco alla tanta gente del centro storico che voleva sapere cosa fosse accaduto al ragazzo sorridente, a Giuseppe Parretta. L’ambulanza del 118 va via vuota e arriva il carro funebre. Quando gli agenti della polizia scientifica hanno finito di raccogliere tutto il materiale utile alle indagini, il corpo di Giuseppe viene adagiato in una bara di metallo e caricato sul carro funebre, destinazione l’obitorio dell’ospedale di Crotone. Poco dopo dalla sede dell’associazione, teatro del brutale omicidio, dove viveva la famiglia di Giuseppe (lui con la mamma, la sorellina e il fratellino più piccoli) esce un signore con due cagnolini meticci che scodinzolano, ma sono disorientati.

Sul movente e sulla dinamica dell’omicidio ora toccherà fare chiarezza al pm Manca e agli agenti della Squadra Mobile di Crotone, intanto, però. Giuseppe non c’è più. Ucciso senza un apparente motivo con alcuni colpi di pistola sparati contro il suo esile corpo.

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