Crotone,
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Coronavirus, lettera di una sorella: “La paura di abbracciare i tuoi cari e il pugno nello stomaco di quella lista”

“Cinquantanove nomi.

Cinquantanove, è il numero di nomi e cognomi sulla lista che da ieri mattina gira sulle chat di WhatsApp di molto crotonesi.
Fin qui il dato appare tecnico, neutrale, di poco rilievo, se non fosse per un dettaglio piccolo ma sostanziale. Accanto a tutti questi nomi e cognomi sono accostate altre due celle di una fredda tabella Excell, in una è indicata la data di nascita dei soggetti in questione, nell’altra la data di prelievo.
Si tratta delle date in cui le 59 persone nominate in questa lista sono state sottoposte al test per il Covid-19, al quale sono risultati positivi.
Cinquantanove pazienti positivi residenti a Crotone e provincia, tra cui anche un minore.
In quella lista ci sono i nomi e i cognomi di alcuni membri della mia famiglia e trovarmela davanti agli occhi è stato come ricevere un pugno nello stomaco, di quelli che ti spezzano in due e ti tolgono il fiato.
Avere un malato di Covid-19 nella propria cerchia di parenti o amici è una realtà che in questi giorni purtroppo accomuna molti italiani. È un situazione delicata, complessa; devi tenere a freno le tue paure per stare vicino ad una persona cara che non sta bene, che ha paura. Perché questa malattia fa paura davvero, non è solo una “brutta influenza” come in tanti abbiamo pensato soltanto qualche settimana fa.
Quello che è successo oggi è un fatto grave, contro ogni principio di umanità e buon senso, che deve fare riflettere tutti. In questo momento la priorità delle famiglie delle persone nominate su quella lista è quella di riabbracciare i propri cari, ma questo non verrà dimenticato o “lasciato perdere”.

Non voglio che questo messaggio diventi solo fonte di accusa ma di riflessione, perché questa vicenda non diventi l’ennesimo episodio da mettere in un’altra lista purtroppo molto più lunga di quella che avete trovato oggi sugli schermi dei vostri smartphone. Mi riferisco agli innumerevoli casi che destano scalpore un paio di giorni e poi vengono dimenticati in favore di una notizia più fresca, più spendibile.

Voglio che quello che è successo faccia pensare.

Siamo stati bravi a salire sui balconi a cantare per infonderci coraggio a vicenda, siamo stati bravi a commuoverci ascoltando un brano legato alla nostra storia, dobbiamo imparare ad esserlo altrettanto nelle piccole cose quotidiane.

Dobbiamo allenare una cosa che spesso viene dimenticata, l’empatia.

Essere empatici significa avere la capacità e, a mio parere, la responsabilità di vedere le cose ed agire non soltanto secondo la nostra prospettiva e morale, ma facendo un passo indietro, indossando i panni di qualcun altro.

Se potessi trovarmi faccia a faccia con la persona che ha inviato questa lista, chiederei il perché di questo gesto e soprattutto, lo avrebbe fatto lo stesso se nell’elenco fosse comparso il nome di una persona cara?

Capisco la paura del contagio, senza dubbio è un sentimento subdolo che ci muove verso istinti a volte irrazionali, ma a Crotone si è andati ben oltre, con un invio sono state messe in piazza le vite di persone che in questo momento stanno combattendo una battaglia con un mostro invisibile che può attaccare tutti, senza distinzioni di meriti o provenienza.

Provate a pensare se ci fosse il vostro di nome in quell’elenco maledetto, se foste voi ad essere al centro di un vortice mediatico non richiesto, a dover dare spiegazioni sul vostro stato di salute a chi non distingue dove si trovi il limite da non oltrepassare.

Come vi sentireste davanti a tutto questo? Pensateci per favore, ma fatelo davvero in maniera onesta e autocritica.

Dietro a 59 nomi e cognomi, ci sono delle storie di persone che avete incrociato magari anche più volte, c’è realtà, ci sono vite intere.

Finché questo tassello piccolo ma fondamentale non sarà chiaro a tutti, vorrà dire che stiamo fallendo come esseri umani. Finché non metteremo al primo posto la tutela delle persone non solo dal punto di vista fisico, ma anche mentale ed emotivo, questa battaglia non la riusciremo a vincere davvero. Ne usciremo forse, in salute, ma aridi dentro.

La scelta è solo nostra.

Adesso non è il momento di fare polemica, adesso tutte le nostre energie sono concentrate su unico obiettivo; combattere questo virus e tornare ad abbracciarci.

Arriverà il momento in cui non ci fermeremo davanti a nulla. Tutto questo scempio non dovrà rimanere solo un triste ricordo. Agiremo come un onesto cittadino dovrebbe fare, affidandoci alle forze dell’ordine e agli ordini competenti.

Non si tratta solo di noi, non si tratta solo di quei 59 pazienti e delle loro famiglie, ma di tutti i crotonesi; di quei crotonesi onesti, rispettosi del dolore degli altri che sanno donare tanto, con piccoli ma anche grandi gesti,

Ma non siete stanchi di sentire parlare della nostra bella Crotone nei telegiornali nazionali come pessimo esempio del territorio italiano? Crotone alzati, parla, non osservare in silenzio nell’attesa che le cose cambino da sole.

Crotone sveglia… Crotone reagisci… siamo stanchi di essere sempre gli ultimi, di essere le vittime di un sistema, di essere vittime dell’ignoranza di molti.

Continuiamo a dire di essere stanchi ma nessuno fa nulla”.

Maria Grazia De Marco, semplicemente una sorella