Crotone
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Coronavirus, Calabria: Jole Santelli e quei meriti del New York Times che il presidente non ha

Coronavirus al microscopio

«La diffusione del virus in Calabria “sarebbe stata una catastrofe”, ha detto Jole Santelli, presidente calabrese, che ha compiuto il drastico passo di chiusura dell’intera regione a marzo, contribuendo a prevenire un disastroso scoppio» (New York Times 21 aprile 2020).

Il New York Times e i meriti che Jole Santelli non ha. Al presidente della Regione Calabria vengono attribuiti meriti rispetto alla non diffusione del Coronavirus che non ha, o almeno non per come li hanno descritti gli americani.

La decisione “drastica” di chiudere la Calabria in realtà non lo è, visto che l’Ordinanza della Santelli prevedeva comunque gli spostamenti per motivi di lavoro e altro e che il massimo della pena prevista era una multa per “inosservanza dei provvedimenti dell’autorità” (articolo 650 cp) e la quarantena obbligatoria di 14 giorni.

L’ordinanza firmata da Jole Santelli di chiusura, si fa per dire, dei confini della Calabria è stata firmata la sera del 22 marzo quando, stando ai dati riportati dai bollettini della stessa Regione: “Le persone giunte in Calabria che si sono registrate al sito della Regione Calabria sono 10.777”. E magari tanti altri non si sono nemmeno registrati.

A questo va aggiunto che alla data di ieri (23 aprile 2020) sempre da bollettino ufficiale: “Le persone giunte in Calabria che ad oggi si sono registrate al sito della Regione Calabria sono 16.032”. Quindi altre 5255 persone giunte in Calabria dopo l’ordinanza di “chiusura” del 22 marzo. Consideriamo, inoltre, che già verso la fine di febbraio, come scritto anche da CrotoneNews, in Calabria erano arrivati decine di pullman dal nord carichi di persone (leggi).

In più le notizie fatte uscire ad arte hanno determinato un esodo, nella notte tra il 7 e l’8 marzo, dal nord verso il Sud e quindi la Calabria. Che il virus non si sia diffuso in Calabria come nel nord è un dato di fatto, così come lo è per la Puglia, la Campania e altre regioni. Che in questo abbia contribuito l’ordinanza di “chiusura” (si fa per dire bis) della Calabria è tutto da dimostrare. Anche perché dalla fine di febbraio al 22 marzo (visti i tanti rientri) il virus ha avuto comunque un indice di diffusione molto più basso rispetto al resto d’Italia.

Forse dovremmo attenerci a rilevanze scientifiche sul perché il virus abbia colpito più il Nord che il Sud. E poi, qualcuno sa quanti sono i calabresi che hanno contratto il virus al Nord?

Quello, invece, di cui non parla il New York Times, e forse lo avrebbe dovuto fare, è il silenzio assordante della Regione Calabria e della presidente Santelli sul caso di Villa Torano, quella che fa riferimento al suo amico politico Claudio Parente e che negli ultimi giorni ha contribuito, questo sì con dati alla mano, a far alzare il numero dei positivi al Covid-19 in Calabria. Una vicenda che se fosse accaduta in Lombardia avrebbe avuto molta più eco di quanto non stia avendo quella che appare a molti una vera e propria disparità di trattamento ed intervento rispetto a quanto accaduto alla RSA di Chiaravalle. Il New York Times avrebbe potuto chiedere al presidente come mai la sanità calabrese è così fragile e i DPI per il personale sanitario sono arrivati con anni luce di ritardo. Oppure del perché il ritardo nell’apertura della Rianimazione al Polo Universitario di Germaneto, ecc. ecc. Ecco domande alle quali vorremmo che il presidente Santelli rispondesse per conto dei calabresi.

Distinguere per non confondere. Perché il pericolo della manipolazione della verità e dei fatti è sempre dietro l’angolo e non ci vuole niente ad attribuire meriti a cose e fatti che invece non li hanno, vedi Lombardia.