Crotone,
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Con la morte di Marcello Praticò Crotone perde un galantuomo

Riceviamo e pubblichiamo

di Emilio De Masi

È  stara una delle mie fortune essere stato amico di un galantuomo: nei tratti, nelle parole,  nei gesti, nel garbo, nel pudore, nello sguardo. Nulla mai di studiato. Mai affettazione nelle sue buone maniere. Mai ostentati  i modi  signorili: solo plastica raffigurazione di eleganza. In primo luogo, di anima. Marcello era l’archetipo dell’uomo per bene perché era innanzitutto persona libera. Ferma nelle convinzioni e lontana dalle convenienze. La distanza politica tra noi si assottigliava fino ad estinguersi ogni volta in cui lo incontravo. Lo cercavo. Spesso. Immancabilmente quando dovevo compiere scelte personali significative, benché nello schieramento opposto al suo. Eravamo amici nella accezione più propria del termine , persino di più di quanto altre persone, a loro volta legate a Marcello, possano testimoniare . Ci sentivamo per telefono, quando avevamo qualcosa di importante da dirci, anche di mattino presto perché entrambi indugiavamo in poltronerie altre. Ci accomunava una insofferenza lacerante verso i dialoghi telefonici non necessari. Dunque, i nostri erano intensi  utili. Rispettoso di quella sorta di bizzarria oraria in cui custodiva gelosamente  la sua domesticita’ , appresa da Stano Zurlo, che ben prima di l’aveva sperimentata, sapevo perfettamente quando potessi cercarlo, sebbene ogni volta mi riconosceva  esclusivo privilegio di derogarne. Lo faceva con fine risolutezza. La sua, inconfondibile, vera. Abbiamo condiviso una esperienza civico- politica, di cui sono stati partecipi altre persone, di differenti orientamenti partitici ed accomunati da amore tormentato per il territorio. Ci era parso, più che uno specioso espediente per distinguerci dalla politica, un tentativo serio ,  appassionato di restituirle dignità. Promuovendo circostanziate occasioni di confronto, anche vivace, fondate sulle attese inespresse della città dove vigeva, solido, un modello unico nella rappresentanza politica  che ne aveva lacerato l’anima comunitaria, rimuovendone ogni cenno identitario. Un proposito che forse nella sua potenziale proficuita’ civica faremmo bene a riprendere traendo entusiasmo dal ricordo di Marcello. E rendendogli l’onore che merita e che, sono certo, chiunque è pronto a riconoscergli. Potremmo rivederci quanti avevamo condiviso quel disegno,  aggiornandolo, modificandone persino gli scopi: nel nome di Marcello Pratico’ acquisterebbero inedito valore. Immancabile dignità.  Civile. Ti penserò spesso, amico mio.