Crotone,

Caso Bergamini, quelle strane macchie di sangue sulla camicia e sul predellino del camion

“Il giorno del funerale (di Denis Bergamini ndr) Michele Padovano accompagna la Internò a casa e su sua insistenza sale nell’abitazione dove trova una festa. Stavano festeggiando con le paste. Il giorno del funerale”. Parole dure, pesanti come macigni quelle pronunciate dal Procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla ai microfoni del collega di RaiSport Nuccio De Simone. Il Procuratore Facciolla ha notificato nei giorni scorsi alle parti offese e agli indagati l’atto col quale viene disposta la riescumazione del cadavere di Denis Bergamini, trovato cadavere la sera del 18 novembre 1989 sulla statale 106 jonica. Gli indagati sono Isabella Internò (ex fidanzata del calciatore) e Raffaele Pisano (camionista), e l’ipotesi di reato è “omicidio volontario in concorso aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili e dalle sevizie”.
Ed è proprio il cadavere di Denis che parla e può ancora rivelare cose utili al fine di arrivare ad una verità a distanza di 28 anni.
Nel luglio del 2011, quando l’inchiesta era stata riaperta da poco, dopo il memoriale dell’avvocato Eugenio Gallerani, consegnato all’allora Procuratore di Castrovillari Francesco Giacomantonio, il papà di Denis, Domizio Bergamini, racconta ai microfoni di Sky che lui stesso andò a parlare con un infermiere e chiese di avere i vestiti del figlio. “Guardi che io domani mattina vengo a prendere i vestiti – racconta Domizio – e l’inserviente risponde: lei può venire quando vuole tanto i vestiti li ho già bruciati”.
Perché quella fretta nel distruggere o quantomeno far scomparire i vestiti di Denis Bergamini? Una spiegazione potrebbe arrivare dalle risultanze dei Ris di Messina che, poco dopo la riapertura del caso furono incaricati di eseguire alcuni esami. Altri incarichi furono affidati altri periti tra cui il professor Roberto Testi che avrebbe accertato come Bergamini fosse già cadavere quando venne sormontato dal camion. Già, sormontato e non trascinato per 59 metri – come affermavano le risultanze del brigadiere dell’epoca e la testimonianza del camionista. Ma il copro di Denis era pressoché intanto in diversi punti, difficile immaginare un trascinamento di un bisonte della strada. I vestiti puliti, le scarpe pulite, il gilet di raso intatto e persino l’orologio e la catenina intatti. Ma le foto dell’epoca hanno parlato ai Ris di Messina che avrebbero rilevato alcune macchie sulla camicia di Bergamini. Macchie che se fossero di sangue sarebbero certamente da contatto e, quindi, lasciate da qualcuno che ha toccato il copro di Denis. Per adagiarlo sulla strada? Altra ipotesi sulla quale hanno lavorato i laboratori di Messina. E la conclusione sarebbe che Denis Bergamini si trovava in posizione supina sulla strada e il camion lo avrebbe sormontato lentamente, prima in avanti e poi a marcia indietro, facendo così rotare il corpo nella posizione prona in cui poi verrà rinvenuto e fotografato. Altro tassello importante riguarda le macchie fotografate sul predellino del camion Iveco condotto da Pisano. Se fosse sangue sarebbe da gocciolamento e non da schizzo, dunque incompatibile con un incidente o un suicidio con “tuffo”. E di chi era quel sangue e perché avrebbe gocciolato sul predellino del camion? Tutti interrogativi che potrebbero essere formulati agli indagati in un’aula di Tribunale qualora si dovesse arrivare, finalmente, ad un processo. Processo inseguito da 28 anni da Donata Bergamini, sorella di Denis, e dai loro genitori che ora sperano si possa arrivare ad una verità definitiva sulla morte del loro congiunto. Intanto domani la Procura di Castrovillari conferirà l’incarico ad un perito per gli esami da effettuare sul corpo di Denis, mentre la famiglia Bergamini potrebbe scegliere, come sostenuto anche dall’avvocato Fabio Anselmo, di non nominare nessun perito di parte e affidarsi completamente a quello nominato dalla Procura.

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