Crotone,
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Caro sindaco, con la ripugnante ordinanza contro i pakistani ha messo d’accordo (quasi) tutti

Di Silvana Marra

La prima volta che sono venuta a Crotone c’erano le fabbriche e c’era cultura operaia: aleggiava in ogni discorso. E c’era anche una galleria d’arte sul Corso. Poi si sa com’è andata a finire, era solo operaismo. Il riflusso, la gente che ha cominciato a non aggregarsi più, a non sapere più lottare insieme. Ed ho visto sparire anche la galleria, in una fuga al ribasso che adesso ha toccato i massimi storici. Lasciamo perdere il termine “città”, questo è rimasto un paese sdraiato fra una colonna e una vrasciola, è diventato un non luogo, un posto per aspettare la morte, fra i giovani che vanno senza tornare e quelli che sono qui che vogliono andare. Ma le cose stanno cambiando: accade quando la corda è troppo tirata e si risveglia l’orgoglio antico. E così quest’ultima, ripugnante ordinanza del sindaco che impone la sparizione dei banchetti dei pakistani ha sdegnato un po’ tutti. Li vedo io di sera, dopo una giornata al sole, alla pioggia o al vento, trascinare il loro carrettino verso qualche tugurio del centro storico. Risiedono qui, i loro bimbi frequentano le nostre scuole. Comprano nei nostri negozi, pagano i servizi. Li vedo: curati, sorridenti, profumati, pieni di dignità dare indicazioni ai turisti, perché loro conoscono l’inglese ed il tedesco e noi no. Ma arriva la mannaia dell’ordinanza che li caccia perché disturberebbero il “decoro urbano”.

No caro sindaco, il decoro di una città è il materiale umano che la vive, è il colore, la ricchezza, la vita. Lei ha fiutato l’aria (non ci vuole granché) ma Crotone è terra operaia e d’emigrazione, non sarà mai leghista e, siccome la politica passa attraverso la comunicazione, questa locuzione è stata uno schiaffo sulla faccia di ogni sincero democratico. Il decoro urbano non è fatto di montagne di pattume, di verde in mano ad incompetenti e non diserbato ad uso dei topi. Non è fatto della bidonville dei poveri disperati sotto il cavalcavia. Non consiste in mendicanti avvolti nei cartoni alla stazione. Non è città un posto con gli unici monumenti chiusi, senza un cartellone estivo, senza un’offerta culturale, con un teatro da finire sine die che fra poco cadrà a pezzi ed in cui campeggia solo un lampadario che sembra rubato al set de “Il Gattopardo”. Qui si annaspa per non morire. Le bancarelle ci sono a Trinità dei Monti per rifilare il Colosseo di resina, ed a piazza S. Marco, per deliziare il turista con la palla di Venezia sotto la neve. Non sarà un po’ di pelle scura e qualche articoletto farlocco a disturbare una città tanto “decorata”. E non si tratta di “accoglienza” o “tolleranza” termini spesso usati da qualche colonialista pentito, si tratta di inclusione, di diritto di vivere qui e qui poter lavorare. Di ambulanti ce ne sono parecchi, ma l’ordinanza muscolare è stata fatta contro chi non può votare. Lasci stare le prese di posizione violente, si accontenti dell’aurea mediocritas di qualche suo predecessore: non entri nella carne viva della solidarietà di cui ancora questo popolo è capace.

Caro sindaco, la gente l’ha sgamata e comincia a ribellarsi. Anche se questo comporterà l’essere definiti “cani”, come ha già fatto. Se vuole decorare la città, metta in sesto uno dei tanti edifici che stanno cadendo a pezzi, tipo il poliambulatorio di Corso Messina. E ci metta a dormire quei poveretti della bidonville. Il decoro di una città è non vedere disperazione. Non siamo a New York, non siamo in una metropoli. Ha speso migliaia di euro per cavalcare l’onda identitaria col murale, opera stupenda per merito dell’artista. Ma Rino Gaetano non ha avuto niente da Crotone, se n’è andato. Se Pitagora fosse venuto oggi, lo avreste preso a pesci in faccia come fate con i pakistani. Perché la grettezza dell’ignoranza è la chiusura paesana al nuovo. È questo rigirarsi compiaciuti nel passato come maiali a grufolare.

Io la capisco caro sindaco, lei ha flirtato con tutti e non può scontentare nessuno, deve dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Lei ha avuto il coraggio di astenersi, insieme ai più proni dei suoi cortigiani, su una vomitevole mozione Zan che non avrebbe comportato nessuna conseguenza, una semplice petizione di principio. Nemmeno quella. Lei ha detto di non avere fatto alcuno sgarro alla Curia quando una direttiva episcopale aveva indicato di non accorpare i fuochi alla celebrazione religiosa. Ma lei ha ritenuto di mettersi dalla parte degli imprenditori che li avrebbero offerti, con gravissima scorrettezza istituzionale.  Magari lei si sente al sicuro anche in ambito clericale, ma i cittadini valutano. È stato eletto quasi plebiscitariamente grazie ad errori di valutazione, protesta, qualunquismo, ingenuità ed una sinistra che non ha saputo fare la sinistra. Adesso viene a dire che non ha la bacchetta magica, in campagna elettorale era il contrario. Ne ha condotta una delle più volgari, spaccone, urlanti e prevaricanti di cui si possa avere idea. Pompando tristi identitarismi ed aizzando le frange più marginalizzate della tifoseria. Innescando un clima d’odio che sta scemando di pari passo con l’emergere della sua inadeguatezza. Senza classe, stile, eleganza. Dobbiamo ringraziarla per questo rinnovato spirito di coesione.

Tornando alle bancarelle: queste persone devono poter lavorare e sfamare i loro figli. Le danno fastidio le brande con le rotelle? Procuri loro degli stand. Non sa dove metterli? Non s’ingegni nel creare ghetti dove farebbero la fame. Inclusione: devono stare fra la gente, in posti di passaggio, sono parte di noi.

Rilancio ed articolo quanto proposto da una signora su fb: si utilizzino tutti quei box rimasti vuoti sulla Marinella per una zona franca multiculturale, con spazi espositivi a turno per artigiani e creativi indigeni, pakistani, africani, artisti di strada, nostri ragazzi che suonano, recitano, si esprimono, un piccolo posto di ristoro anche. Ne faccia una microscopica Montmartre, dove le persone ritrovino il gusto dell’interazione e lo stupore della curiosità. Come servizio e senza condizioni vessatorie. Renda viva una zona in un paese la cui animazione si concentra solo su trecento metri di corso. Ed unicamente per la passeggiata e per lo struscio: i negozi sono appannaggio di pochi privilegiati, i più nemmeno guardano le vetrine. La mucca è stata munta finché è stato possibile, ora la città è povera ed i prezzi esagerati come quelli di Via Condotti. E quando la zona sarà efficientemente organizzata ed animata, la si offrirà anche alle bancarelle. Non prima, ma solo quando sarà animata ed avranno possibilità di sopravvivere, senza ghetti e prese in giro. Immagino ci vorrà un po’ ma queste sono le priorità, come le mense scolastiche che partano in tempo. Nel frattempo, si consenta loro di continuare a lavorare in piazza, come avviene in ogni posto che si possa chiamare città. Inutile rilasciare interviste sulla Crotone accogliente come fosse merito suo, lei fa ben altro.

Alla signora ( fb sa essere anche una cloaca a cielo aperto) d’accordo con l’ordinanza perché la piazza è il “salotto buono” della città sottendendo che degli esseri umani fossero materiale di scarto e non presentabile, dico solo “è l’era globale, bellezza”. Se usi fb, se sei entusiasta della friggitrice ad aria, se con la tua impeccabile manicure giri per ristoranti a caccia di sushi e cous cous, ti becchi pure i fratelli pakistani, sicuramente migliori di te. Perché forse non te l’hanno mai detto, ma la terra è di tutti.

Quanto a voi amministratori, vi paghiamo pure per alleggerire le nostre coscienze: così ci mettete dei macigni. Volete salvaguardare il decoro urbano? Devolvete loro quanto noi paghiamo a voi. Volete pacificazione sociale? Non adottate provvedimenti ripugnanti. Perché passata la sbornia, la cittadinanza comincia a reagire. E presto si vedrà.

Ci pensi sindaco, fra poco è Natale, la festa dei bambini. Senza lavoro alcuni non avranno nemmeno di che mangiare. Facciamo in modo che i bambini siano tutti uguali, almeno loro.