Crotone,

Armi e divise da carabinieri sequestrate, gli indizi portano da Reggio Emilia a Cutro

L’arsenale di armi e le divise da carabinieri trovate dalla Guardia di Finanza a Cutro, in località Scarazze, potrebbero portare in Emilia Romagna.
Il riferimento è ad alcuni riferimenti riportati nell’operazione Aemilia, quella che di fatto ha disarticolato la cosca Grande Aracri in contemporanea con “Kiterion” nel Crotonese e “Pesci” nel Mantovano.
Nell’ordinanza della Dda di Bologna si legge, infatti: “Il 14.02.2013 il cittadino albanese Valbon Baraku, dopo aver letto sul giornale gli articoli relativi alle perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza di Cremona, che avevano riguardato alcuni esponenti dell’organizzazione oggetto di indagine, tra cui Gaetano Blasco, inviava una mail all’indirizzo istituzionale della Dda di Bologna, denunciando una serie di attività illecite (truffe, false fatturazioni, ecc.) commesse dal Blasco, sfruttando l’impresa B.M.B. S.r.l.”.
E ancora annotano i magistrati antimafia emiliani: “Gaetano Blasco, come si ricorderà, è fratello di Salvatore, l’armaiolo della cosca Grande Aracri ucciso nel corso dell’ultimo tratto della faida con il vecchio boss Antonio Dragone. La mail si concludeva con il riferimento ad armi e divise da carabiniere notate nella disponibilità dello stesso Blasco”.
Ma non è tutto perché nella stessa ordinanza si legge ancora: “Baraku – dopo aver presentato denuncia riferendo di diverse attività illecite da parte di Gaetano Blasco – veniva escusso il 25.02.2013, rendendo dichiarazioni di considerevole interesse investigativo anche in relazione al possesso di armi da parte dell’indagato. In particolare, Baraku ha precisato che Blasco tra il 2007 ed il 2008, aveva la disponibilità di una pistola a tamburo, che solitamente teneva in un cassetto dell’ufficio, nascosta in una busta di plastica di piccole dimensioni. Egli non aveva mai chiesto spiegazioni in merito, temendo il coinvolgimento in situazioni strane, perché sapeva che il fratello di Blasco era stato ucciso in Calabria in ambiti mafiosi, tanto che lui stesso gli aveva confidato che per un certo periodo aveva avuto paura ad uscire di casa. Opportunamente stimolato sull’argomento, Baraku ha sottolineato di essere a conoscenza che Salvatore Blasco (fratello di Gaetano) era organicamente inserito nella cosca Grande Aracri di Cutro e di ritenere quanto mai probabile che anche Gaetano fosse parte della stessa famiglia; a supporto di tale ipotesi riferiva che nel 2010 alla B.M.B. s.r.l. era commissionato un tetto (1000 mq per complessivi 100.000 euro) in un cantiere sito a Rolo, riconducibile a Grande Aracri”.
Ed ecco il riferimento, sempre contenuto nell’ordinanza Aemilia che potrebbe legare non solo il rinvenimento di armi e divise al sequestro della Guardia di Finanza, ma secondo le ipotesi dei magistrati anche la rapina al commerciante d’oro Luciano Colosimo.
Scrivono i magistrati della DDA di Bologna: “Baraku ha spiegato di aver notato tra il 2006 e il 2007, nel capannone di Ghiardo (Ghiardo di Bibbiano in provincia di Reggio Emilia ndr), la presenza di un baule, contenente divise da Carabiniere; Blasco gli riferì che dovevano scendere in Calabria ed in effetti il giorno seguente il baule sparì. Come si è appena detto, Baraku ha parlato di un baule diretto a Cutro, contenente delle divise da carabiniere. Questa circostanza richiama immediatamente la dinamica della rapina subita dal rappresentante crotonese di preziosi Luciano Colosimo, commessa da due individui travestiti da finanzieri. Si ricorderà che le evidenze investigative emerse in proposito, avevano svelato il coinvolgimento dei fratelli Bolognino nella suddetta rapina e, le dichiarazioni di Valbon Baraku, vanno parzialmente a chiarire come il sodalizio, già dall’inizio del 2007, adottasse come modus operandi per la commissione di particolari reati, l’utilizzo di divise delle forze dell’ordine”.

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