Sequestro patrimoniale in materia antimafia nel Crotonese. I finanzieri del Comando provinciale di Crotone hanno eseguito un provvedimento emesso dal Tribunale di Catanzaro, Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di un imprenditore da tempo attivo nel settore dell’installazione e manutenzione di impianti elettrici, ritenuto vicino a una cosca di ’ndrangheta operante nella provincia crotonese.
Il provvedimento arriva al termine di una complessa attività investigativa di prevenzione patrimoniale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Catanzaro e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Crotone.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la pericolosità sociale qualificata del soggetto sarebbe stata già sancita da una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Catanzaro per diversi reati, tra cui anche un tentativo di estorsione, commessi in concorso con altri soggetti e aggravati dalle modalità mafiose e dall’agevolazione dell’attività criminale.
Le indagini patrimoniali hanno consentito di ricostruire gli asset finanziari e immobiliari nella disponibilità diretta e indiretta dell’imprenditore. In particolare, gli accertamenti hanno riguardato beni e rapporti bancari che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati acquisiti con proventi di attività illecite o sarebbero risultati comunque sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati.
Dalle analisi svolte, nell’attuale fase del procedimento e prima dell’instaurazione del contraddittorio con le parti, sarebbe emersa una significativa distanza tra le ricchezze accumulate e le fonti reddituali lecite riferibili all’imprenditore e al suo nucleo familiare. I redditi dichiarati, secondo quanto rilevato dagli investigatori, sarebbero risultati particolarmente esigui, al punto da non giustificare il patrimonio accumulato.
Gli accertamenti si sono concentrati anche sul periodo compreso tra il 2010 e il 2022, attraverso verifiche bancarie mirate a ricostruire l’origine delle somme utilizzate per investimenti e operazioni finanziarie, anche tramite familiari del soggetto destinatario della misura.
Nel complesso, in esecuzione del decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro, sono stati sequestrati tre beni immobili e rapporti bancari, intestati o comunque riconducibili all’imprenditore, per un valore complessivo superiore a 150mila euro.
L’operazione rientra nel più ampio quadro delle attività svolte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e dalla Guardia di Finanza per contrastare, anche sul piano economico-finanziario, le organizzazioni mafiose. L’obiettivo è impedire l’infiltrazione dei capitali illeciti nel tessuto imprenditoriale e tutelare le imprese sane dal rischio di condizionamento criminale.
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