Crotone
Tempo di lettura: 3m 52s

Anche per la Cassazione Carolina Girasole è innocente, ora le scuse non bastano: restituitele la vita

Carolina Girasole tra suo marito Franco Pugliese e l'avvocato Marcello Bombardiere

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso della Procura della Repubblica di Catanzaro contro l’assoluzione dell’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole che nel 2013 venne arrestata per voto di scambio e turbativa d’asta: secondo la Dda era scesa a patti con la cosca Arena per farsi eleggere.

162 giorni di arresti domiciliari, 7 anni e mezzo per avere la parola fine su una vicenda che segnerà per sempre la sua vita, quella della sua famiglia e di tutte le persone che le vogliono bene.

“Oggi 27 aprile la Suprema Corte di Cassazione ha sancito definitivamente la mia assoluta innocenza dalle terribili accuse che mi erano state contestate da una Direzione Distrettuale Antimafia sorda e ostinata.

Non troverò mai parole a sufficienza per ringraziare la mia difesa, l’avvocato Marcello Bombardiere e tutti i giudici che hanno avuto modo di emettere le sentenze perché mi hanno restituito la fiducia nella Giustizia”. Queste sono le prime parole di Carolina Girasole, sindaco di Isola Capo Rizzuto dal 2008 e fino al maggio del 2013.

Oggi, in questo martedì di aprile che sembra novembre, è arrivata la parola fine ad una vicenda che lascerà cicatrici indelebili su tantissime persone oneste.

Oggi è arrivata l’assoluzione da ogni accusa per Carolina Girasole anche dalla Corte di Cassazione che chiude con doppio filo una ferita che ancora sanguina. Assoluzione per Girasole e assoluzione per il marito, l’imprenditore Franco Pugliese. Ci sono voluti 7 anni e mezzo, tre gradi di giudizio (assolti in primo grado per non aver commesso il fatto e perchè il fatto non sussiste, conferma della Corte d’Appello di Catanzaro, e oggi la Cassazione) per poter sentirsi davvero rinati.

Già in primo grado le motivazioni della sentenza del giudice del Tribunale di Crotone, (Edoardo D’Ambrosio presidente Familiare e Palmieri a latere) aveva demolito l’impianto accusatorio di una vicenda apparsa strana sin dal 3 dicembre 2013.

La sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro (Giancarlo Bianchi presidente, Francesca Garofalo e Adriana Pezzo consiglieri) aveva ripercorso quella strada tanto da arrivare a scrivere che nel Comune di Isola Capo Rizzuto e con l’operato del sindaco Carolina Girasole ci fu un “deciso cambio di marcia da parte dell’amministrazione comunale a fronte dell’immobilismo colpevole registratosi fino ad allora da parte dagli organi periferici dello Stato”.

Nessun accordo collusivo con gli Arena, nessun favore alla cosca, anzi sulla frangizollatura dei terreni confiscati agli Arena e coltivati a finocchi, Carolina Girasole fu lasciata col cerino acceso in mano, e reagì. Reagì da grande politica e da donna coraggiosa, sfidando la ‘ndrangheta, l’opinione pubblica di Isola Capo Rizzuto, e anche gran parte dei partiti politici che l’avevano sostenuta.

Al fianco di Carolina Girasole ci siamo stati sin dal primo minuto, perché eravamo con lei durante tutto il suo mandato da sindaco. Perché in lei avevamo avuto modo di trovare quella voglia di rivalsa di un popolo sottomesso allo strapotere della ‘ndrangheta in giacchetta o con il calibro 12.

Ma le iene, no, le iene avevano aspettato e demolita Carolina Girasole già dopo le prime ore in cui si era sparsa la notizia dell’arresto il 3 dicembre 2013. Tutti, anche quelli che l’avevano osannata, quelli che l’avevano eletta a paladina anti ndrangheta ospitandola in salotti televisivi, piuttosto che in convention di partiti e di associazioni, come topi che scappano dalla nave che affonda l’abbandonarono.

Ma su quella nave con Caroline e Franco eravamo rimasti davvero pochi, pronti ad affondare con la nave, ma consapevoli che si stava consumando una delle più grosse ingiustizie della storia del Crotonese. E me ne ero accorto già alla conferenza stampa dell’allora procuratore della DDA che a due mie domande non solo non seppe rispondere, ma si era pure inalberato. Ma quelle domande venivano dalla conoscenza dei fatti che erano già distorti quella mattina stessa.

Oggi non si esulta, oggi è il giorno per Carolina e Franco di sentirsi più leggeri, finalmente poter dormire e svegliarsi sorridenti.

Un giorno forse qualcuno spiegherà come tutto ciò sia stato possibile, Ma non ci conterei tanto. Ora che anche la Giustizia ha restituito dignità a Carolina e Franco, qualcuno dovrebbe chiedere loro scusa.