Reggio Emilia,
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Aemilia, inizia la requisitoria: pm preoccupati per le minacce ai pentiti

Nuove presunte minacce e intimidazioni di stampo mafioso ai collaboratori di giustizia vengono alla luce, mentre è iniziata nell’aula del processo Aemili,’ a Reggio Emilia, la requisitoria del più grande processo alla ‘ndrangheta al nord. Le conclusioni dell’accusa dovrebbero durare tre udienze; la sentenza invece potrebbe arrivare fra tre mesi: 151 gli imputati. Il clima in aula non è disteso. Nel corso dell’udienza dell’8 maggio, infatti, come riportano alcuni quotidiani, il pentito Antonio Valerio avrebbe dichiarato, in videoconferenza dalla località segreta in cui è ristretto, di essere stato minacciato. La rivelazione arriva dopo che era emerso il pestaggio ai danni di un altro collaboratore di giustizia, Paolo Signifredi, raggiunto e massacrato davanti a casa nel luogo protetto in cui risiede. Sull’episodio sono in corso indagini da parte dell’Antimafia. Valerio avrebbe invece riferito di essersi sentito minacciato da dichiarazioni e atteggiamenti di altri imputati.

“Coloro che sono imputati hanno piena consapevolezza dell’ausilio all’associazione”. È iniziata con le parole del pm della Dda di Bologna Marco Mescolini la requisitoria del primo grado ordinario del processo. Il pm ha parlato di “condotte che denunciano cosa sia stata e cosa sia adesso, l’associazione ‘ndranghetistica che si è espressa in Emilia fino al 2015 e fino al 2018 sotto altri aspetti”. Dopo le intimidazioni e le presunte minacce ricevute da alcuni pentiti, il magistrato ha detto di aver “grande preoccupazione per quanto riportano i giornali”. E sempre rispetto alle informazioni ottenute dai tre collaboratori di giustizia – Antonio Valerio, Salvatore Muto e Giuseppe Pino Giglio -, per confermare la presenza della cosca nel territorio emiliano, Mescolini ha detto che questi “hanno fornito riscontri formidabili a quanto da noi sostenuto”. Secondo il pm la chiamata di correo per altri imputati, supportata da “riscontri individualizzanti e attendibilità intrinseca ed estrinseca”, rappresenta “un capitolo sufficiente a portare alla condanna”. Le conclusioni dell’accusa proseguiranno per altre due udienze. (Ansa)

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