Crotone,

Aemilia, c’era un piano per uccidere Nicolino Grande Aracri

C’era un piano pronto per uccidere il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri (detto man i gumma). E a portarlo a termine a Cutro doveva essere il killer reggiano Paolo Bellini, l’ex primula nera che si è autoaccusato di ben 12 omicidi, protagonisti nei primi anni ’90 della stagione di sangue di Reggio Emilia. A svelarlo nei giorni scorsi è stato lo stesso Bellini nel corso di una udienza per i riti ordinari del processo Aemilia, in corso di svolgimento nella città del Tricolore. Secondo Bellini l’agguato contro Grande Aracri era da inquadrare nella faida che contrappose i Dragone (poi scalzati dai Grande Aracri) ai Vasapollo, capeggiati da Nicola Vasapollo. Sempre a detta dell’ex collaboratore di giustizia Vasapollo “aveva deciso di fare una famiglia per conto proprio. Mi avevano preparato a Cutro un’auto blindata con le armi e dovevo colpire Grande Aracri che aveva appuntamento in una trattoria. Quante persone dovevo uccidere non è importante, ero determinato”. Nella notizia riportata dalla Gazzetta di Reggio, Bellini spiega che poteva disporre di “una mitragliatrice, una pistola e due bombe a mano”, ma che “l’agguato non venne portato mai a termine perché non arrivò la dritta sul momento ideale in cui colpire”. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Marco Mescolini l’ex primula nera racconta di quando nel carcere di Prato aveva stretto un patto con Nicola Vasapollo.
“Avevo un sassolino da togliermi e all’uscita ci accordammo che ci saremmo aiutati a vicenda” dice Bellini che, secondo il suo racconto, tenne fede alla parola e nel 1992 uccise a Cutro Paolino Lagrotteria diventando “consigliere” della ‘ndrina di Vasapollo e poi “divenni il killer della cosca, un mero esecutore di fatti”.
Infine Bellini parla della sua non affiliazione alla cosca: “Sarei dovuto andare alla cresima di un cugino di Vasapollo come padrino. Non lo feci altrimenti avrei stretto un legame molto più stretto”. Il testimone tentò anche di uccidere un suo ex sodale e amico, Antonio Valerio, “perché aveva partecipato alla morte di Nicola Vasapollo ed era passato ai Dragone, beato me che non è morto, ne ho uno in meno sulla coscienza”.

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