Crotone,
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Abramo CC, che succede? Politica assente nel momento decisivo, il silenzio non aiuta i dipendenti

Mancano cinque giorni alla chiusura del Concordato della Abramo Customer care, che direttamente riguarda anche il futuro dei circa 4000 dipendenti che operano perlopiù in Calabria. Stanno vivendo giorni di preoccupazione, visto che da quasi un mese ormai nessuno riesce a dare più notizie certe. La cosa strana, secondo quanto riferiscono proprio alcuni dipendenti, è che negli ultimi mesi l’attuale management non aveva mai lesinato comunicazioni, anzi in alcuni casi aveva anche esagerato. In questa fase, invece, che poi sarebbe quella decisiva, nessuna dichiarazione verso l’esterno. Nulla di nulla. Solo una comunicazione asettica con i crediti avanzati da ogni singolo lavoratore.

Anche la politica ci sta mettendo del suo. Anzi, al di là di qualche interrogazione parlamentare del buon Sergio Torromino, che comunque si è interessato della vicenda, non si è mai andati oltre. Bisogna infatti ricordare che qualche esponente pentastellato, per esempio, qualche mese fa gridava al miracolo, annunciando di aver salvato insieme ai colleghi 4000 posti di lavoro. In questo momento c’è un tavolo al Ministero, istituito a circa dieci giorni dalla chiusura del Concordato e questo fa già capire il livello della discussione. Inoltre anche il Comune di Crotone, che sembrava animato da buoni sentimenti, dopo aver portato al tavolo di garanzia sia System House (l’unica ad aver mantenuto un’offerta), che la stessa Abramo, nel mese decisivo per il passaggio dell’azienda e soprattutto per la salvaguardia dei posti di lavoro, si è assopito.

Solo i sindacati qualche giorno fa hanno alzato la bandierina, dicendo che nessuna notizia stava arrivando in merito alla vicenda. E questo non è affatto normale. Cosa sta davvero succedendo? Il silenzio è dovuto al momento particolarmente delicato o ci sono altre notizie che ancora non sono state rese note? Questo dovrebbe pretendere di saperlo soprattutto il mondo della politica: hanno i mezzi per farlo e in questo momento i dipendenti non possono continuare a vivere in questa situazione di angoscia. Forse sfugge che questa azienda negli ultimi 25 anni ha retto l’economia di un territorio. Se qualcosa dovesse andare male, come nessuno ovviamente si augura, sarà un problema di tutti.