Crotone
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Il 17enne non sarebbe uno scafista. “A terra solo due carabinieri e un pescatore”. Uno dei bambini morti di freddo

Non sarebbe stato uno degli scafisti nel tragico naufragio di Steccato il Cutro il ragazzo pakistano, che ieri ha avuto il confronto con alcuni dei superstiti. Il 17enne, indagato, è stato riconosciuto come un compagno di viaggio, così come ha riferito al termine dell’udienza di ieri il suo legale, Salvatore Perri. L’incidente probatorio si è svolto di fronte al gip del tribunale dei minori di Catanzaro e i migranti sopravvissuti hanno ripercorso quello che è stato il loro viaggio, dai giorni precedenti alla partenza fino all’impatto sulla secca, a cento metri dalla costa. Si è parlato anche dei soccorsi, con le domande poste dagli avvocati che assistono i familiari delle vittime.

“E’ stata – ha detto l’avv. Francesco Verri in una nota dell’Ansa – una testimonianza particolarmente drammatica. Ha raccontato che dopo lo schianto la barca si è allontanata e loro sono rimasti al largo, lui ed i due nipoti, e sono rimasti in acqua per tre ore.
Il bimbo, lo ha ribadito in aula, è morto di freddo dopo un’ora e i soccorsi sono arrivati dopo altre due ore con il gommone della Guardia costiera. Si sono perse tre ore e questo ora è un dato processuale”.

Sono stati riferiti anche i momenti di tensione durante il viaggio con i scafisti, il trasbordo da un’imbarcazione all’altra durante la prima giornata della traversata e il fatto che, da quanto era stato riferito, i circa 200 migranti avrebbero dovuto utilizzare due imbarcazioni e non una. Sarebbero stati costretti a salire comunque sotto minaccia.

Inoltre, un superstite pakistano, nella sua testimonianza ripresa dall’Ansa ha detto: “Sapevo che l’Italia protegge, riferendo anche che gli scafisti lo avevano rassicurato che una volta giunti nelle acque italiane i migranti sarebbero stati salvati. Il superstite ha poi detto che, una volta giunto a riva, c’erano solo due carabinieri ed un pescatore”.