Crotone,

Plusvalenze Chievo: le motivazioni “assurde” della sentenza del TFN

Pubblichiamo integralmente le motivazioni della sentenza del Tribunale federale sportivo che ha condannato il Chiavo a tre punti di penalizzazione da scontare nella stagione in corso. Attenzione, la lettura potrebbe provocare una produzione eccessiva di bile, intendendola come il risultato dell’etimologia della parola inglese humor, ovvero un sacco di risate.

Secondo i giudici del TFN, il Chievo è stato superficiale (sciocchini) perché ha “scommesso” (mai parola fu più appropriata) sul valore di giovani che poi non si è rivelato quello sperato. Inoltre, la superficialità va contestualizzata anche nel fatto che si sono dimenticati (ops) di correggere i bilanci una volta capito che quel valore per il giovane calciatore non era reale.

Se volete farvi quattro risate leggete di seguito le motivazioni.

I motivi della decisione

Preliminarmente il Collegio preso atto della decisione della Corte Federale d’Appello, sopra indicata, dispone la riunione dei deferimenti in oggetto. Ancora in via preliminare, dato atto dell’avvenuta revoca dell’affiliazione della AC Cesena Spa, in accoglimento di quanto richiesto dalla Procura Federale, dichiara non doversi procedere nei confronti della stessa. Con riguardo alla eccezione in rito proposta all’odierno dibattimento, rileva il Collegio che la stessa deve ritenersi infondata atteso che l’atto di deferimento che ha dato origine al presente procedimento risulta ritualmente sottoscritto dal Procuratore Federale facente funzioni, a ciò pienamente legittimato. Nel merito il deferimento è fondato nei limiti di cui in motivazione. Va ribadito anzitutto quanto già ampiamente motivato nella decisione di cui al Com. Uff. 10/TFN-SD del 25 luglio 2018, riformata esclusivamente per ragioni di natura3 processuale e che si ritiene opportuno riprodurre e fare propria in quanto gran parte delle motivazioni sono ritenute ampiamente condivisibili da questo Collegio. Alla luce degli atti, infatti, appare evidente che le operazioni di scambio di calciatori indicate nel deferimento, unitamente agli altri elementi di fatto compiutamente ivi descritte, evidenziano che i vertici delle due Società hanno posto in essere una sistematica operazione di mercato, non già un’episodica operazione, legata al valore attribuito intuitu personae al particolare ipotetico talento riscontrabile in uno o più giocatori, volta inevitabilmente ad sopravvalutare i dati di bilancio mediante, appunto, il sistema delle ccdd. “plusvalenze”. Se, da un lato puó essere vero che la circostanza che tali operazioni, inserendosi in una contrattazione di libero mercato, non sono ancorate a fattori valutativi normativamente predeterminati, appare altrettanto evidente che, poiché idonei ad influire positivamente su dati di bilancio che, ai sensi di legge, devono essere basati su criteri di veridicità, correttezza e prudenza, l’evidente sopravvalutazione dei calciatori, unitamente alle concrete modalità di utilizzo degli stessi, all’anomalo sostanziale inutilizzo di gran parte degli stessi (che venivano immediatamente trasferiti ad altre Società di serie minore localizzate il più delle volte nell’area geografica coincidente con quella della Società cedente), all’assenza di contratti di natura economica stipulata fra i calciatori e le Società e, soprattutto, l’elevato valore di compravendita, non comportante, tuttavia, alcun esborso economico, ma solo rilevantissimi effetti finanziari soprattutto se rapportato ai prezzi di cessione di altri giocatori professionistici di ben altra indubbia caratura sia dalla parte del Chievo che dalla parte del Cesena conducono a ritenere raggiunta la prova degli illeciti contestati dalla Procura Federale. Questo Collegio ritiene, tuttavia, non sia possibile aderire ai criteri di quantificazione operati dalla Procura Federale, condividendo sul punto la tesi difensiva dei deferiti scaligeri, secondo la quale difettano uniformi e oggettivi criteri di valutazione dell’effettivo valore del calciatore. Ciò in quanto, come è noto, non vi sono dei parametri certi di riferimento o unanimemente condivisi in ordine all’oggettivo valore dei diritti di cessione di un calciatore in quanto frutto di una libera contrattazione fra le parti, ancorché nel caso di specie apparentemente sovrastimati. Nondimeno pur a fronte del legittimo diritto di “scommettere” sul valore di un calciatore al momento del suo acquisto, è però evidente che la corretta condotta degli amministratori impone come altrettanto doveroso procedere alla conseguente svalutazione del valore dello stesso al momento in cui ci si rende conto che il valore oggettivo non può essere quello oggetto della precedente contrattazione. Va rilevato, infatti, che pur a voler ammettere la tesi secondo la quale la condotta degli amministratori e, quindi, delle Società deferite, debbano essere valutate al momento dell’operazione posta in essere (secondo, pertanto, una valutazione dei giocatori effettuata ex ante e non ex post), l’elevato valore ed il fitto scambio di giocatori posto in essere dalla compagine societaria evidenzia una sistematica attività valutativa basata su criteri di rischio legati alla stima effettuata intuitu personae dei giovani calciatori che, qualora si riveli non veritiera o comunque errata, dovrebbe necessariamente condurre, secondo criteri di sana gestione finanziaria, ad un’immediata svalutazione dei valori indicati in bilancio stesso, così come indicato, d’altronde, anche nella raccomandazione contabile FIGC n. 1 e come osservato anche dalla Procura Federale, cosa che non sembra sia stata effettuata nei casi in questione. Va pertanto evidenziato che non si ritiene raggiunta la prova del fatto che le operazioni oggetto di deferimento siano state decisive ai fini dell’ottenimento della licenza nazionale per la partecipazione ai campionati di serie A indicati nell’atto di deferimento. Da un lato, infatti, la impossibilità di ritenere, in assenza di ulteriori accertamenti, pienamente validi ed oggettivi quelli utilizzati dalla Procura Federale, dall’altra la contestazione che sembra essere fondata, formulata dai consulenti della Società Chievo in ordine alla sopravvalutazione degli effetti finanziari delle operazioni contestate per effetto del cd. double counting, per il rilevante importo pari a circa 29 milioni di Euro, l’assenza, inoltre, di qualsivoglia accertamento di natura penale in ordine ad eventuali condotte fraudolente degli odierni deferiti, accertamento che questo Tribunale non può essere chiamato ad effettuare neanche in via incidentale (anche in ragione della difficoltà oggettive di qualificare quali truffaldine ovvero integranti il reato di falso le condotte poste in essere dagli odierni deferiti senza l’espletamento delle necessarie attività tipizzate previste dalla disciplina penale), impone a questo Collegio di ritenere non provata la violazione di cui all’art. 18, comma 4 del CGS pure contestata dalla Procura Federale. D’altronde è opportuno rilevare che la stessa Procura Federale, a pag.28 del proprio atto di deferimento, afferma chiaramente che gli effetti distorsivi prodotti dagli atti contestati avrebbero avuto effetto anche con riferimento all’ottenimento della licenza nazionale relativa all’odierna stagione sportiva; orbene al riguardo non sembra che la Co.Vi.So.C., pur se a conoscenza del procedimento in questione, essendo chiaramente ben noto in ragione anche della ampia eco giornalistica ricevuta, ha inteso effettuare accertamenti o contestare alcunché alla Società deferita. Pertanto il Collegio ritiene che la condotta di tutti degli odierni deferiti sia stata caratterizzata da estrema superficialità, tale da integrare gli estremi dell’illecito disciplinare, quantomeno sotto il profilo colposo, per non aver posto in essere le dovute prudenziali correzioni ai dati contabili societari, anche in ragione del fatto che la contabilizzazione delle plusvalenze sembra essere un fenomeno alquanto diffuso ed utilizzato da diverse Società calcistiche. In tale ottica, in presenza dei sopracitati elementi ed in assenza di elementi correttivi dei dati di bilancio una volta non verificatesi le condizioni per le quali si è ritenuto di “scommettere” su giovani talenti, si ritiene pienamente sussistente la condotta contestata a tutti i deferiti nelle rispettive qualità di Presidente del Chievo e Consiglieri di Amministrazione delle due Società deferite. In particolare, quanto ai consiglieri con deleghe limitate o senza deleghe, va rilevato come essi nelle loro qualità hanno comunque proceduto ad approvare i bilanci negli anni contestati, in presenza della specifica norma civilistica (art. 2475 c.c.) che intesta alla specifica competenza dei consiglieri di amministrazione l’approvazione dei bilanci, dalla quale non possono che derivare le conseguenti e correlate responsabilità. In conclusione il Collegio reputa che, unitamente ai dirigenti deferiti Campedelli Luca, Campedelli Piero, Campedelli Giuseppe, Cordioli Michele e Cordioli Antonio, la Società AC Chievo Verona Srl sia responsabile sia in via diretta che in via oggettiva degli illeciti contestati in relazione all’art.1 bis del CGS, nonchè dell’art. 8, comma 1 CGS con riferimento all’alterazione (rectius alla mancata correzione) dei dati contabili societari, e comma 2 del CGS con riferimento alla mancato osservanza della raccomandazione contabile n. 1 della FIGC. Sotto il profilo sanzionatorio, si ritiene, in ragione del numero dei diritti oggetto di scambio, di sanzionare la Società Chievo con un’ammenda pari ad € 200.000,00, nonché della penalizzazione di punti 3 nella stagione sportiva in corso. Alla luce degli stessi criteri, per quanto riguarda le posizioni dei Signori Campedelli Luca, Campedelli Piero, Campedelli Giuseppe, Cordioli Michele, Cordioli Antonio, Aldini Guido e Mariotti Samuele, il Collegio ritiene eque le sanzioni di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Il dispositivo Il Tribunale Federale Nazionale – Sez. Disciplinare, riuniti i deferimenti in epigrafe:

Dichiara non doversi procedere nei confronti della Società AC Cesena Spa per intervenuta revoca dell’affiliazione;

Accoglie il deferimento nei confronti dei Signori Campedelli Luca, Campedelli Piero, Campedelli Giuseppe, Cordioli Michele, Cordioli Antonio, Aldini Guido e Mariotti Samuele, nonché della Società AC Chievo Verona Srl con l’irrogazione delle seguenti sanzioni:

– Campedelli Luca, mesi 3 (tre) di inibizione;

– Campedelli Piero, mesi 1 (uno) e giorni 15 (quindici) di inibizione;

– Campedelli Giuseppe, mesi 1 (uno) e giorni 15 (quindici) di inibizione;

– Cordioli Michele, mesi 1 (uno) e giorni 15 (quindici) di inibizione;

– Cordioli Antonio, mesi 1 (uno) e giorni 15 (quindici) di inibizione;

– AC Chievo Verona Srl, € 200.000,00 (Euro duecentomila/00) di ammenda e punti 3 (tre) di penalizzazione in classifica da scontare nella stagione sportiva in corso;

– Aldini Guido, mesi 1 (uno) e giorni 15 (quindici) di inibizione;

– Mariotti Samuele, mesi 1 (uno) e giorni 15 (quindici) di inibizione.

Tag:,

Aurum