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Il Crotone torna in B, ma il calcio italiano ha un debito morale e deve dire grazie ai rossoblu

Non è importante quante volte cadi, ma quante volte ti rialzi.

Il Crotone torna in Serie B dopo due straordinarie stagioni di Serie A. Due stagioni nelle quali la società calabrese ha fatto stropicciare gli occhi a tutta Italia e a gran parte del Mondo. Il Crotone torna in B dopo una stagione travagliata nella quale la società del presidente Gianni Vrenna ha dimostrato di potersela giocare contro tutti. Facile in questo momento cercare e trovare la partita o le partite in cui tutto è cambiato, tutto è stato compromesso.

Il Crotone torna in B probabilmente non solo per propri demeriti, ma anche questo è un argomento che potrà essere analizzato in seguito, così come la lealtà di alcune squadre e società.

Con il Crotone, però, il calcio italiano tutto ha un grande debito morale, un debito costruito in due anni di Serie A ed in una promozione, quella con Juric, che hanno regalato a tutto il movimento calcistico italiano la dimensione del sogno e della realizzabilità del sogno.

Il calcio italiano ha un debito morale verso una società, una squadra che ha restituito a tutto il movimento quello che un bambino immagina solo nella sua mente quando inizia a tirare calci ad un pallone, sull’asfalto o sul marciapiede, piuttosto che sulla terra battuta. Il Crotone in pochissimi anni è riuscito a diventare patrimonio del calcio italiano ed è diventata la squadra, la società più simpatica in assoluto. Ha stravinto un campionato di B con Ivan Juric; ha compiuto l’impresa impossibile che nessuno si aspettava lo scorso anno con Davide Nicola; ha lottato fino all’ultima giornata di questo campionato. Cosa significa? Significa che il Crotone da solo ha tenuto vivo gli ultimi due campionati di Serie A, rivitalizzando tornei che somigliavano pericolosamente al famoso film “Il giorno della marmotta”, quando un giornalista si sveglia ed ogni giorno è sempre lo stesso, accadono sempre le stesse cose (poi ripresa in “È già ieri” di Antonio Albanese).

Ecco, il Crotone ha trasformato per due anni quel giorno sempre uguale, sempre lo stesso, insipido e senza mordente, in una giornata piccante, ricca di peperoncino e di imprevisti. Lo scorso anno a dicembre lo davano tutti per spacciato. I soloni del calcio milionario si erano prodigati in dissertazioni di altissimo livello culturale per dire che “no, il calcio non può tollerare queste squadrette” (un po’ come quando Briatore dice che ci vogliono i villaggi per solo ricchi). Poi da aprile a maggio tutti a venerare quella squadra che aveva restituito credibilità ad un campionato che puzzava di cadavere già a gennaio.

Quest’anno ha riaperto la lotta scudetto non scansandosi davanti alla Juventus e consentendo al campionato di vivere altre giornate di vibrante interesse. Oggi l’epilogo, contro una squadra del Sud, contro quella che l’anno prossimo potrebbe essere l’unica squadra del Sud Italia, e lo chiamano campionato italiano.

Per questo, per tutto questo, per quanto mostrato dal Crotone, dalla società, da tutto l’ambiente, i tifosi del Crotone devono essere orgogliosi di avere vissuto due straordinari campionati di Serie A, girando l’Italia in lungo e largo, macinando chilometri per portare in tutti gli stadi i vessilli e i simboli di una città dalla storia millenaria, piuttosto che quelli della Megale Hellas (Magna Grecia). Siate orgogliosi di questi ragazzi, di questa squadra, di questo popolo che dal nulla, dalla “periferia del Mondo” si è affacciato al calcio dei miliardari e si è fatto rispettare ed amare. Il Crotone è diventato patrimonio di tutti coloro che amano il calcio vero, quello nel quale si fatica, si suda e si esce con le ossa rotte, ma sicuri di aver dato tutto. Una società, quella rossoblù, capace di mettere in difficoltà tutte le altre, perché una delle poche a dimostrare che anche “dalle periferie del Mondo” si può fare calcio ad alti livelli, tenendo i conti a posto, senza per forza di cose dover avere i miliardi, senza fare plusvalenze vere o false, ma al contrario lanciando nell’Olimpo del calcio giovani che altrimenti avrebbero potuto avere un destino diverso e più povero. A Crotone, invece, hanno avuto la possibilità di cresce e diventare Nazionali, Azzurri.

Crotonesi e calabresi (chiaro non tutti qualcuno stasera festeggia, poverini), siate orgogliosi di questa squadra e di questa società che, ne siamo sicuri, appena sarà passata la delusione ricomincerà a lavorare come ogni giorno. Quando andrete in giro e vi chiederanno se siete tifosi del Crotone, rispondete: “Si, siamo tifosi di quella straordinaria squadra che ha ridato ossigeno al calcio. Noi siamo il sogno che è diventato realtà. Noi siamo la realizzazione di quello che tu puoi immaginare e sognare. Noi siamo il Crotone, noi siamo quelli che hanno portato il rossoblù della Magna Grecia in tutta Italia e che, come degni eredi Achei, torneremo a dare battaglia a tutti. Lasciateci solo il tempo di riorganizzarci e saremo pronti ad infilare l’elmo, impugnare la spada e cominciare un altro campionato da combattere. Noi siamo Crotoniati”.

 

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