Crotone,

Ezio Scida: ci avete dato in pasto alla nazione, ora chiedete scusa

L'editoriale del 5 giugno

E ora qualcuno chieda scusa alla città ai crotonesi e alla società del FC Crotone.

Qualcuno abbia il coraggio di dire che ha sbagliato, ha sbagliato di grosso a dare in pasto all’opinione pubblica nazionale (attraverso testate giornalistiche di primissimo livello) una realtà non proprio aderente alla verità di quello che accadeva.

Chi non ricorda articoli sul Corriere della Sera, inchieste (?) de’ Le Iene (solo per citarne alcune) in cui sembrava quasi che a Crotone venivano stravolte tutte le leggi del mondo. Come se in questa città tutto accadesse senza che nessuno si preoccupasse di rispettare norme, leggi e regole.

Guarda caso, poi, però sia il Tar Calabria (il 26 settembre 2018) sia il Consiglio di Stato (24 gennaio 2019) ribadiscono un concetto chiaro, semplice e incontrovertibile. Un concetto che noi di CrotoneNews (leggi editoriale del 5 giugno) avevamo già espresso, non essendo nessun Tribunale, ma facendo un semplice esercizio di conoscenza dei fatti e riscontro della realtà, ovvero: l’ampliamento dello Scida non apportò nessun danno (come da relazioni), ma ancor di più la Soprintendenza per la Calabria e il Mibac non hanno mai avuto nessun progetto di recupero e valorizzazione di quell’area, del resto come tante altre aree di straordinaria importanza nella zona del Crotonese.

Non vogliamo nemmeno immaginare quali siano stati i motivi che hanno portato alcune persone a denigrare e infangare per l’ennesima volta questo territorio che ha già di suo enormi problemi.

Ecco cosa scrive il Consiglio di Stato: “considerato che nelle more della definizione della causa in primo grado, per la quale risulta fissata l’udienza del 19.6.2019, non sussistono i presupposti per riformare l’ordinanza cautelare pronunciata in primo grado, considerando in particolare che tra il settembre del 2016 e il giugno del 2018 non si sono verificati cedimenti delle strutture di fondazione realizzate per l’ampliamento della Curva nord e della Tribuna coperta, e che i lavori di ampliamento risultano essere stati eseguiti arrecando il minore impatto possibile all’area, nella quale il Mibac non ha programmato interventi di valorizzazione di beni archeologici; che dunque il mantenimento della struttura sino alla decisione di merito – che, come detto, avverrà in tempi ragionevolmente brevi – non appare di pregiudizio significativo per l’interesse pubblico;

che il danno segnalato dal Mibac, sotto il profilo del pregiudizio per i reperti archeologici, appare tra l’altro esposto in maniera generica;

che, sotto una angolazione differente, ma sempre sotto il profilo del “periculum”, l’accoglimento dell’appello cautelare e il conseguente smontaggio della struttura potrebbero arrecare alla società appellata un pregiudizio grave e irreparabile, atteso che la squadra del Crotone potrebbe non partecipare regolarmente alla parte residua del campionato, che si conclude a maggio, ossia prima dell’udienza di merito innanzi al TAR;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) respinge l’appello cautelare”.

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