Crotone,

Esclusiva intervista a Enzo Demme, papà di Diego: “Il Napoli, il sogno di mio figlio e la cucina calabrese”

Diego Demme

Sogni in una valigia e via, per una vita migliore, un futuro da dare ai propri figli. Quando Domenico e Maria, nonni paterni di Diego Demme, il centrocampista acquistato dal Napoli a gennaio dal Lipsia, partono da Scandale (provincia di Crotone), papa Enzo ha solo sette anni. Un viaggio lunghissimo, con tutta la famiglia, su un treno partito dalla stazione di Crotone e che li porta a Herford, la città dei mobili e delle cucine. Ed è proprio in Germania che Enzo cresce, conosce Petra, l’amore della sua vita e poi mette su famiglia.

Vincenzo Demme, per tutti Enzo, lavora come impiegato nel management della nota multinazionale Hugo Boss. Lavora a Lugano, in Canton Ticino, e viaggia spesso, quasi sempre. Nella Hugo Boss ha anche incontrato un “concittadino”, Antonio Simina, altro crotonese che si è fatto strada ed è addirittura nel Consiglio di sorveglianza della famosa multinazionale. Enzo è nato in Italia, ma è tedesco di adozione, anche se si definisce: “Europeo. Io sono europeo”.

La prima cosa che viene da chiedere è perché il nome Diego e perché l’ispirazione a Maradona. E qui la prima sorpresa: “Quando mia moglie è rimasta incinta i nomi in lizza erano due, Diego o Fabio. Abbiamo scelto Diego con grande felicità. Io sono tifoso del Napoli e in Germania ho giocato al calcio fino alla terza divisione tedesca. Maradona era il mio idolo”. Già, perché papà Domenico per prima cosa, appena arrivati in Germania, iscrisse Enzo in una squadra di calcio, per favorire l’integrazione.

Quindi uno che ne capisce di calcio. Ne capisce talmente tanto che è proprio lui il primo allenatore del figlio Diego. E non solo. “All’inizio Diego non sapeva se voler fare calcio, hockey su ghiaccio o tennis. Poi a 5 anni scelse il calcio e lo allenavo io, in una piccola squadra di calcio, che si chiama Hiddenhausen. In provincia vincevamo quasi sempre e spesso venivamo in Italia per i tornei di Pasqua. Ho allenato Diego e gli altri bambini fino a 13 anni, poi cinque di loro, tra cui mio figlio, furono selezionati e andarono all’Arminia Bielefeld. Diego era il più piccolo di statura in mezzo ai cinque”.

Praticamente lei è cresciuto in Germania. “Si, però sono tornato a Scandale per sposarmi con Petra. Nel 1988, ci sposò il parroco di Scandale, don Renato Cosentino, a villa Condoleo. Forse ero uno dei primi che sposava un tedesca con rito e cerimonia a Scandale. Ora sono 20 anni che ci manco”,

Ci tornerà con Diego? “Non lo so. Il sindaco ci ha preannunciato già un invito per la prossima estate, vedremo. Spero di sì, comunque è sempre bello tornare nel paese dove sei nato”. E magari a Scandale i Demme ci torneranno tutti insieme: Enzo, Petra, Diego, Katiuscia, la sorella maggiore del calciatore del Napoli, che ha regalato anche due nipotine di 4 e 1 anno ai genitori facendoli diventare nonni.

Cosa ha trasmesso a Diego della Calabria. “Guardi, mia moglie Petra è tedesca, ma in cucina è più calabrese di me, soprattutto col peperoncino. Lei ha imparato a cucinare italiano e calabrese da mia mamma e da mia sorella. Sulla nostra tavola, quando siamo tutti insieme, non mancano mai salsiccia piccante e come contorno peperoni e patate fritti in padella. Pietanze di cui è molto ghiotto anche Diego. E poi la sardella (neonata di pesce azzurro con peperoncino piccante ndr). La più buona è quella di Cirò Marina”.

Quindi ha una cuoca eccezionale a casa. “Non solo. Quando a cena o pranzo abbiamo ospiti tedeschi sono io che devo dire a mia moglie, mi raccomando stai attenta a non esagerare col peperoncino”.

Come e quando ha saputo che Diego sarebbe andato al Napoli? “Intanto devo dire che nessuno si aspettava che il Lipsia lasciasse andare via il capitano. Diego era tornato da una vacanza e mi disse: sai vado al Napoli. Si stava realizzando un suo sogno e un po’ anche il nostro. Poi ha aggiunto: lo sai che quando apro la finestra devo vedere il sole. Lui ha sempre voluto giocare in Serie A e a Napoli ha realizzato nel migliore dei modi questo desiderio. Io gli ho solo detto che sarebbero cambiate un sacco di cose, perché in Italia è diverso il mondo del calcio, con pregi e difetti”.

Come ha reagito al primo gol di Diego con la maglia del Napoli? “Ero a Marassi, in tribuna con il cugino di Gattuso. È stata una emozione fortissima che non riesco a descrivere. Sensazione indescrivibile, anche se devo dire la verità mi ero emozionato tantissimo sia contro la Lazio in Coppa Italia che contro la Juventus. Ero in tribuna in entrambe le partite”.

Domanda d’obbligo. Dove eravate quando l’Italia vinse i Mondiali a Berlino nel 2006? “Eravamo a Cervia in vacanze, nel ristorante Al Pirata che è di un mio carissimo amico. Invece ai quarti di finale, contro l’Ucraina, eravamo ad Amburgo allo stadio. Io e Diego in Tribuna, mentre mia moglie con mia figlia in un altro settore dello stadio. Sia Diego che sua sorella avevano la bandiera dell’Italia dipinta sulle guance”.

E a proposito di Nazionale? “Ormai con quella italiana credo non possa giocare più. Fu convocato una sola volta ed esordì in un Germania-San Marino 7-0, prima della Confederation Cup che si teneva in Russia. Fu la prima ed unica volta. Quando Joachim Löw lo convocò disse “Adesso anche noi abbiamo il nostro Gattuso”.

E a proposito di Gattuso? “Da quel poco che ho potuto conoscerlo è una persona eccezionale, umile e preparato. Lui ci mette sempre anima e cuore. Aiuta tanto Diego che ha quasi il suo stesso ruolo. E poi è calabrese”.

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