Crotone,

Andrea Nalini da saldatore alla Serie A, storia di un calciatore operaio

La mamma lo voleva saldatore, con un lavoro sicuro e uno stipendio certo, lui l’ha accontentata, ma senza mai perdere di vista il suo sogno, la sua vera natura di calciatore. E così dopo anni di sacrifici, turni in fabbrica e allenamenti allo stadio senza mai fermarsi, per Andrea Nalini, 26 anni, nato e cresciuto a Isola della Scala, in provincia di Verona, è arrivato il giusto premio, la soddisfazione di una vita, la possibilità di diventare davvero grande, ovvero la Serie A. E così passerà dalle saldature, dall’impacchettare wurstel, agli stadi dell’Olimpo calcistico italiano, dalle scarpe antinfortunistica alle scarpette con i tacchetti, dalla fabbrica all’erba del campo. Quella di Andrea Nalini è una di quelle storie che avrebbe affascinato Gianni Brera e ispirato Edmondo De Amicis, e che per alcuni aspetti somiglia tanto alla storia del cantante Max Gazzè. Andrea sembra uscito da un romanzo di Cervantes, solo che lui non combatte i mulini a vento, ma non vuole nemmeno essere uno dei tanti: in un mondo in cui avere tanti tatuaggi è la norma, è un must, lui, invece, non ne ha nemmeno uno. La sua storia è fatta di scuola, di saldature, di calcio e di fabbrica. Lo stipendio dei dilettanti non basta, così cerca e trova lavoro in fabbrica, ma senza mai perdere di vista quel pallone che rotola e ad ogni giro disegna un sogno a colori. Ha fatto tutto il settore giovanile al Villafranca. Poi i provini, anche andati bene, con grosse squadre; due campionati vinti, dalla Promozione fino alla Serie D.

Gioca, va a scuola e si diploma Andrea, che segue i consigli di mamma e trova lavoro come saldatore. “Sono perito meccanico specializzato in saldature. – dice orgogliosamente Nalini – Quello del saldatore era l’unica strada lavorativa, nei Dilettanti non pagano tanto, allora mettevo insieme quei soldi e lo stipendio di saldatore, così riuscivo a portare soldi anche in famiglia”. Il passaggio alla Virtus Vecomp, squadra veronese di Serie D, “costringe” Andrea a lasciare la fabbrica, ma non il lavoro che trova “come magazziniere nel reparto wurstel di una grande azienda”.

La vita comincia a cambiare quando gli osservatori della Salernitana lo notano in una finale play off contro la Casertana. Arriva finalmente il contratto da professionista e il giovane Andrea può lasciare la fabbrica e dedicarsi interamente alla sua grande passione, il calcio. “A Salerno ho passato tre anni stupendi, segnati purtroppo da qualche acciacco fisico che mi ha frenato”. Le sue doti di attaccante non sfuggono al ds del Crotone, Peppe Ursino, e all’Ad Gianni Vrenna, che lo seguono da vicino, fino a metterlo sotto contratto qualche settimana fa, regalandogli il Crotone e la Serie A. La cosa che è cambiata di più nella sua vita è “che arrivo al campo un più fresco, senza otto ore di scarpe antinfortunistiche, elmetti e maschera da saldatore, e magari senza i turni di lavoro che mi costringevano a raggiungere i compagni in trasferta perché al mattino lavoravo”. Andrea ora può sorridere, la mamma pure, anche se il figliolo non fa il saldatore. Felicissimi anche i compagni di fabbrica che Andrea non solo non ha dimenticato, ma appena può passa a salutarli: “Ho portato loro la maglietta e quando hanno sentito che andavo in Serie A col Crotone sono stati tutti felicissimi. Li porto sempre con me”.

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