Crotone,

Al Crotone serve cambiare rotta urgentemente

Un punto in nove giornate. Otto sconfitte e un pareggio. Una media inglese che fa paura e che registra -16. Il Crotone è in piena crisi. Nemmeno la cura “Ezio Scida” ha giovato alla squadra di Davide Nicola e quel che è peggio nessuno si assume le responsabilità di quello che per i tifosi è un vero e proprio dramma.
L’allenatore continua a sostenere che si tratta di una squadra “in crescita”, parole che ha ripetuto anche dopo la sconfitta subita contro il Napoli. Doveva essere una festa quella del 23 ottobre, la squadra che torna a casa e si presenta davanti al suo pubblico. Un pubblico che non vedeva l’ora di riabbracciare i propri beniamini e che si è ritrovato alla fine della gara a fischiare proprio quegli squali che avevano tanto aspettato.
In superiorità numerica per gran parte della gara, contro un Napoli fatto di campioni sì, ma che si è presentato a Crotone con una difesa traballante e con un attacco che se non fosse stato per i regali fatti dal reparto arretrato rossoblù non avrebbe certamente segnato due gol.
Il Crotone è in crisi, ma soprattutto d’identità. La squadra manca di brio, manca di spunti di intelligenza agonistica, manca di cattiveria e manca anche di condizione fisica. Lenta nella manovra, perde palloni anche in situazioni di vantaggio sull’avversario, non riesce mai ad essere incisiva in attacco e subisce gol nella maniera più banale possibile.
E’ un Crotone in crisi persino di memoria. Claiton, Palladino, Cordaz, Ferrari, Martella, Capezzi, ma anche Stoian, Salzano, Crisetig hanno già vestito la maglia rossoblù in passato e mai sono riusciti a fare così male come in questo momento.
Nicola parla di esordienti che stanno facendo il giusto percorso di crescita. La gente non crede alle proprie orecchie, ma soprattutto non crede ai propri occhi.
Perché chi ama il calcio sa benissimo che la serie A non è la serie B, così come la serie B non era la serie C nel 2000, quando il Crotone vi mise piede per la prima storica volta. Ma questa non può essere la giustificazione ad un momento di crisi senza pari. Ci deve necessariamente essere dell’altro.
E quest’altro va ricercato proprio nelle performance dei calciatori che il pubblico di Crotone conosce bene. La squadra sulla carta non sarà tra le rose più forti del campionato ma non possiamo essere davanti ad una involuzione, anzi una regressione di gente che l’anno scorso era considerata, in serie B, “di un altro pianeta”. Non è possibile, o se è possibile ci deve essere un motivo da qualche parte.
Al di là di tutto, ciò che balza principalmente agli occhi è la mollezza in campo del gruppo. L’anno scorso il Crotone di Juric portò il Milan, a San Siro, fino ai tempi supplementari. Il Crotone di oggi non riesce a superare la mezz’ora di gioco senza subire gol da chiunque. Tranne qualche rara occasione. E se è vero come è vero che stiamo parlando di un’altra squadra rispetto ad un anno fa, non è vero invece che i paragoni non vanno fatti. I paragoni si fanno e come, perché l’anno scorso tra Crotone e Milan c’era una categorie di differenza, oggi tra Crotone e squadre come Pescara, Empoli, Palermo, Cagliari, tutta questa differenza non ci dovrebbe essere.
Nove giornate non sono poche, tuttavia la salvezza è ancora possibile, ma bisogna intervenire urgentemente. Bisogna capire cosa non sta funzionando e bisogna porvi immediatamente rimedio. La conquista della serie A è stata una cosa incredibile e meravigliosa allo stesso tempo. E’ stata l’apice di un’ascesa nel calcio che questa città, questa società e questa tifoseria hanno ottenuto con il lavoro, con il sacrificio, con la voglia di lottare. Non si può mandare tutto all’aria nel giro di un quarto di stagione.
I numeri, al momento, sono imbarazzanti. Stamattina ha lasciato anche Salvatore Gualtieri. La partita di Firenze è alle porte, essere ottimisti diventa sempre più complicato.

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