Calcio, Crotone: il Sud che si salva da solo

Se lo vuoi, puoi. Basta crederci. Abbassa la testa e lavora sodo e alla fine vedrai che le cose andranno come devono. Quante volte in una vita ci capita di sentire certe frasi fatte che più che incoraggiarci sembra che dicano “lascia perdere”?

Oggi tutta Italia ha una consapevolezza in più: può sostituire alle frasi fatte un esempio concreto, l’esempio del Crotone, che umiliato e insultato per un intero campionato di serie A, ha dimostrato a tutti che i sogni si realizzano. Ma non grazie alla fortuna, non solo grazie alla fortuna. I sogni si realizzano se sei disposto a sacrificarti, a metterci tutto te stesso, alle volte anche qualcosa che non hai. E Davide Nicola è in questo momento un maestro di vita.

Stiamo parlando di calcio, di un gioco, di sport. Si, probabilmente è così, ma non è solo così. Il calcio oggi non è sport, è un settore dell’economia del Paese, le squadre di calcio sono aziende con persone che ci lavorano, famiglie che vivono grazie agli stipendi di chi nel calcio ci spende la propria vita. Troppo facile ridurre tutto agli incassi dei campioni. Il calcio è dei magazzinieri, dei giardinieri, degli addetti alle pulizie, delle persone che fanno le fotocopie nelle segreterie dei grandi club. Il calcio è soprattutto della gente. La gente che si emoziona, si unisce, festeggia, e si dispera per la propria squadra.

E quindi al di là di tutto quello che è stato detto e scritto su questa favola del Crotone, il lunedì dopo la salvezza un cronista è chiamato a raccontare la verità dei fatti.

E la verità è innanzitutto questa: ieri ha vinto il Sud. Prima il profondo Sud, la Sicilia, Palermo. Già Palermo, quella città in cui qualche giorno fa si ricordava la strage di Capaci, l’illegalità, il malaffare, la condanna di un mondo intero per una città corrotta e collusa, una città che non riuscirà mai a liberarsi della sua etichetta. E invece, proprio utilizzando il calcio, Palermo, una tifoseria notoriamente non amica di Crotone e del Crotone, ha dimostrato non solo che vivere nella correttezza è possibile, ma anche che succede, molto più spesso di quanto noi crediamo. Palermo ha vinto perché ha meritato, perché è scesa in campo a fare il suo dovere e perché consapevole della responsabilità di avere il destino di qualcun altro nelle proprie mani. Onore ai giocatori, al presidente, ai tifosi, alla città intera. Perché se siamo ancora in serie A è anche e soprattutto grazia alla correttezza di una società sportiva che ha dimostrato il suo valore morale.

E poi ieri ha vinto anche il il Sud, un po’ più a nord, ma sempre a Sud. Ha vinto il sogno e non i soldi. Ha vinto il lavoro, quello di Nicola, una persona speciale. Un uomo speciale davvero, dalle incredibili doti umane e morali. Facile allenare un club fatto di campioni, difficile prendere un gruppo disorganizzato di ragazzi normali e farci una squadra degna di restare in serie A. Il Crotone ieri ha battuto la Lazio, meritatamente, se qualcuno non lo ha notato. La Lazio non l’ultima squadretta di un campionato qualsiasi. E lo ha fatto con la normalità di chi ha raggiunto una importante consapevolezza: la dignità è una cosa che non si compra.

E quindi Crotone festeggia ancora e lo fa tutta Italia con la nostra piccola ed emarginata città. Tutta Italia ha fatto il tifo per gli squali perché in questa vita la giustizia esiste. Ma non te la regala nessuno, la puoi ottenere con il tuo buon esempio e con l’impegno.

E quindi quando tutto sembra perduto, nella vita adesso tutti sappiamo che la speranza c’è: basta fare come il Crotone di Nicola.

FotoPipita

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