Crotone,

Visita lampo di Conte su bene confiscato a Isola Capo Rizzuto: giornalisti nel recinto e nemmeno una parola per il Crotonese

Buongiorno, vi conosciamo, ma purtroppo dovete farci vedere i tesserini. Non c’è problema, ecco. Il poliziotto fa il suo mestiere e chiede i documenti ai giornalisti che sono accorsi in località Cardinale di Isola Capo Rizzuto. Nel bene confiscato alla famiglia Arena di Isola Capo Rizzuto e assegnata alla cooperativa Terre joniche – Libera Terra che coltiva la terra biologicamente, crea posti di lavoro ed economia e ogni estate riceve centinaia di giovani provenienti da tutta Italia che vengono a sporcarsi le mani, nel vero senso della parola. Terreni affidati alla cooperativa dall’Amministrazione dell’allora sindaco Carolina Girasole.

Siamo tutti in attesa dell’arrivo del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. Una visita tenuta nascosta fino alla fine, sembra organizzata pure in fretta e furia. Ma cosa verrà a fare Conte in un bene confiscato alla ‘ndrangheta a Isola Capo Rizzuto? Questa è una delle domande che avremmo voluto porre al presidente del Conisglio dei Ministri. Una domanda che molti crotonesi e calabresi si saranno fatti e che avrebbe meritato una risposta.

Comunque, consegnato il tesserino ci viene data indicazione di entrare in un recinto di transenne, “griffate” Comune di Isola Capo Rizzuto. Ce lo ha chiesto il cerimoniale di Palazzo Chigi si lascia sfuggire qualcuno. Siamo a circa 70-80 metri da dove si fermerà l’auto blu di Conte. La sensazione è che da un momento all’altro debba arrivare il domatore con la frusta per farci saltare il cerchio di fuoco. Tra sorrisi sarcastici e battute al vetriolo cerchiamo di continuare a fare il nostro mestiere, raccontare e fare domande.

Il presidente arriva con un “perfetto” ritardo di quasi un’ora e mezza e gran parte del nostro mestiere, fare domande (la parte più interessante del nostro lavoro), ci viene negata. Conte scende dall’auto, saluti istituzionali alle autorità e poi entra in un capannone. Si avvicina un gentile collega di Taurianova che da due mesi (detto da lui) fa parte dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi: “Prendetevi il mio numero di telefono e mandatemi un WhatsApp con la vostra mail che vi inviamo foto e video fatti da noi”.

Caro collega, apprezziamo la tua disponibilità, ma le domande sono l’essenza del nostro mestiere, quelli che vogliono le domande prima in genere vanno da Bruno Vespa (vedi Riina jr).

Aspettiamo l’uscita di Conte, che ci dicono nel frattempo ha anche assaggiato e apprezzato i finocchi di Isola Capo Rizzuto. Mentre il solerte collega ci intrattiene a parlare ci dicono che Conte è già andato via, è uscito dall’altra parte rispetto a quella dalla quale è entrato.

Caro presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, lei è libero di fare quel che più le aggrada. Non è consentito al suo entourage (se questa è la vera versione) di mettere i giornalisti in un recinto come i leoni al circo. Le è anche consentito andare via senza salutare e senza rispondere alla benché minima domanda. Sa, di fatti, quando un’alta carica dello Stato si reca in un territorio difficile come la Calabria e in un bene confiscato alla ‘ndrangheta le domande che vorrebbero porle i giornalisti, a nome dai loro tanti lettori, sono molteplici.

Che è venuto a fare a Isola Capo Rizzuto?

Perché ci è rimasto solo 15 minuti?

Che progetti ha il Governo per questo lembo di terra italiana?

Per caso è venuto a vedere il Parco eolico confiscato agli Arena?

E per caso è intenzione del Governo venderlo vista l’approvazione del Dl sicurezza che prevede di vendere i beni confiscati alle mafie?

Sa che con gli utili di questo Parco eolico si potrebbero risanare i bilanci di molti Comuni della provincia di Crotone?

Sa che si potrebbero creare tante opportunità per le infrastrutture?

ecc. ecc. ecc.

Ma non eravate voi che dovevate rappresentare i cittadini italiani? Quali?

La cosa più grave, però, è capitata quando abbiamo chiesto ad altri di rilasciarci una intervista, prima dell’arrivo di Conte. Qualcuno che stava parlando è stato quasi interrotto e gli è stato fatto notare che non era il caso di rilasciare dichiarazioni. Ad altri è stato “consigliato” di non parlare con la stampa.

La democrazia è una cosa seria.

 

 

 

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