Crotone
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Tirocinanti Calabria, appello di una figlia: “La vera rivoluzione sarebbe garantire loro un futuro”

“La prima tragedia della vita sono le azioni, la seconda le parole. Le parole, forse, sono la peggiore. Le parole sono spietate”.

Così scriveva Oscar Wilde…

Etimologicamente la parola ‘politica’ indica l’arte che attiene alla città-stato e la comunicazione è l’arma più potente che un politico abbia a disposizione, essa è anche uno strumento per dire ciò che la gente ha bisogno di sentirsi dire e in men che non si dica diventa demagogia.

Il mio appello, in quanto figlia di un tirocinante e quanto mai vicina a tutti i 7000 tirocinanti calabresi, è rivolto a tutte le istituzioni locali, regionali, nazionali di rendersi edotti e di occuparsi concretamente della situazione che affligge madri e padri di famiglia che non vedono riconosciuto il loro posto nella società in quanto lavoratori, che non hanno diritto a forme di tutela previdenziale ed assistenziale, che non sono definiti neanche precari, perché per essere tali bisogna almeno averlo un posto di lavoro.

Questi 7000 tirocinanti hanno bisogno di una stabilizzazione, che non verrà mai ad esistenza grazie al fatto che in vista delle elezioni si facciano promesse.

La vera grande rivoluzione sarebbe quella di tutelare questi cittadini, che fanno parte della società, che con il loro impegno possono dare un contributo in conformità delle mansioni svolte durante la loro esperienza di tirocinio formativo, volto a inserirli nella catena produttiva del mondo del lavoro.

La vera rivoluzione sarebbe non strumentalizzare queste persone, la vera rivoluzione sarebbe garantire loro un futuro concretamente prospettabile e dignitosamente rispettabile prima della famosa data dell’11 Aprile. La vera rivoluzione sarebbe trovare il posto che spetta a 7000 persone che sono da anni lavoratori in nero, legalizzati.

Per ogni tirocinante sfruttato, per ogni tirocinante illuso, per ogni tirocinante strumentalizzato, per ogni tirocinante mortificato dall’incertezza di non arrivare a fine mese, per ogni tirocinante che da marzo dello scorso anno non lavora e non percepisce alcun sussidio (una tantum non è un sussidio ), per ogni tirocinante che ogni giorno muore di speranza, c’è il fallimento di tutti e di un’intera classe dirigente e non è rilevante stabilire di chi sia la responsabilità, è rilevante cambiare la loro realtà.

Siamo pronti a fare la differenza? Siamo pronti a questa grande rivoluzione, che altro non è che un diritto non solo scritto sulla Costituzione (che tanto ci riempie di orgoglio) ma anche morale perché

《Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me》.

Giusy Scarriglia