Crotone,
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Medici cubani: non è con nuovi soldati che si vince la guerra, ma organizzando l’esercito

Continuano le prese di posizione sulla decisione, da parte del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di coinvolgere circa 500 medici cubani nella sanità calabrese. Sia chiaro: trovare un medico in Italia è difficile, difficilissimo. Sul perché andrebbero fatte riflessioni diverse, dal numero chiuso alla situazione penosa in cui versano la maggior parte delle strutture sanitarie pubbliche. Ma non è di questo che vogliamo parlare.

La decisione di Occhiuto, arrivata come un fulmine nel ciel sereno della campagna elettorale di agosto, non è stata condivisa con gli ordini dei medici, che per tutta risposta nei giorni scorsi hanno inviato una missiva nella quale hanno espresso, in maniera chiara ed inequivocabile, il loro punto di vista. Parlando anche del famoso “Decreto Calabria” che coinvolge i medici in formazione e che sembra sia di libera interpretazione di ognuno.

La riflessione che viene da fare, però, è un’altra: siamo proprio sicuri che un esercito abbia solo bisogno di uomini per vincere le sue battaglie? Oppure un esercito ben organizzato, strutturato, con alla guida generali competenti otterrebbe risultati diversi, migliori, anche con qualche uomo in meno? Si può andare in guerra (no, il termine non è forte, perché gli operatori sanitari in Calabria, ogni giorno, questo fanno) anche con un esercito stracolmo di uomini. Ma se non sarai mai in grado di organizzare le risorse perderai ogni battaglia.

Occhiuto, che abbiamo invitato a passare una notte nel nostro ospedale o meglio ancora nel nostro pronto soccorso per verificare come si lavora a queste latitudini, farebbe bene a preoccuparsi dell’organizzazione della sanità calabrese, prima di chiamare nuove risorse che, probabilmente, non saprebbero dove mettere mano in una situazione disastrata come questa.

Organizzazione a tutti i livelli. A partire dal lavoro che potrebbero fare “tutti” i medici di famiglia o i pediatri in particolare, in grado di evitare molti accessi da codice bianco in pronto soccorso se presenti in maniera seria. Ovviamente non è un discorso che riguarda tutti, la maggior parte sono professionisti che agiscono innanzitutto secondo coscienza, ma in alcuni casi per trovare il proprio medico, di famiglia o pediatra che sia, ci vorrebbe un investigatore privato, con quegli orari indicativi quasi mai rispettati. Ecco, iniziare dal controllo, nel rispetto dei ruoli, non sarebbe male. E magari evitare che qualche professionista espleti altre pratiche private durante il proprio, già ridotto, orario di lavoro sarebbe un altro passo in avanti.

In più ci sono altre domande che potrebbero essere poste al presidente Occhiuto, per esempio: tra questi 500 medici cubani è presente anche qualche cardiologo interventista al quale affidare la sala di emodinamica promessa a Crotone? Perché la farà, vero? E quando?

E in più, fino a quando la sanità calabrese sarà in mano a dirigenti scelti dalla politica?

La lista sarebbe lunga, lunghissima. Ma senza risposte anche questa “operazione” rischia di essere solo polvere sotto al tappeto e nulla più.