Crotone,

Crotone, Sculco vuole tornare a contare all’ospedale e attacca Arena

La tempistica in politica a volte è tutto. E come non pensare alla tempistica nel violento attacco portato dagli sculchiani de La Prossima Crotone contro il Direttore generale dell’Asp di Crotone, Sergio Arena? Un attacco portato a fondo proprio mentre veniva rinnovata “la fiducia” al Commissario per la sanità Massimo Scura. È altrettanto chiaro che, evidentemente, il matrimonio Sculco-Oliverio non è andato a buon fine e, come al solito, le alleanze si spostano. Certo sarebbe troppo chiedere al signor Enzo Sculco dov’era quando l’Asp di Crotone, diretta da Rocco Antonio Nostro, sprofondava, ma al contempo consentiva di lavorare ad amici politici molto stretti di Sculco, ora ex amici. E la sensazione che Sculco voglia tornare a contare all’ospedale di Crotone è forte, fortissima. Del resto in passato lo ha già fatto.

Certo non una parola in passato sulla chiusura del reparto di Oncologia, per esempio, come nessuna parola sulla riduzione dei posti letto, sul declassamento della struttura crotonese, sul taglio del budget per le prestazioni. Stiamo parlando di uno che sta nella terra di mezzo politica e che, a seconda di chi vince e detiene il potere, può fare l’assessore regionale all’Ambiente con Giuseppe Scopelliti (nella persona di Franco Pugliano) nello stesso periodo di Nostro all’Asp di Crotone, e candidarsi ed essere eletto a consigliere regionale con il centrosinistra di Oliverio (Flora Sculco). Ora, però, è tempo di alleanze nuove perché il panorama politico nazionale è cambiato e chi meglio di Sculco può interpretare il ruolo del rabdomante in cerca di maggioranza? E non è escluso che questo percorso riguardi anche la nuova Giunta comunale di Crotone.

Ecco il comunicato de La Prossima Crotone (quale ancora non è dato sapere)

“Giornalmente, ormai, la situazione dell’ASP di Crotone è sulla bocca di tutti e frequentemente gli organi di stampa e le associazioni, che rappresentano gli interessi degli ammalati, riportano con tutta evidenza le tante e troppe deficienze gestionali, organizzative e dei servizi, che ne danno un quadro a dir poco allarmante.

Dopo tre anni di gestione del “trio” capeggiato da Sergio Arena, la condizione del sistema sanitario locale e della struttura ospedaliera San Giovanni di Dio, è diventata a dir poco insopportabile per i cittadini che sono costretti a subire sulla propria pelle le conseguenze di un autentico disastro.

In queste condizioni, il diritto alla salute più che essere praticato viene semplicemente enunciato e accantonato.

Ciò avviene nonostante il valore degli operatori che esercitano la loro professionalità in un contesto di disagio e di disorganizzazione.

I dati e gli indicatori che crudamente caratterizzano questa situazione di progressivo degrado, impongono, con tutta urgenza, una decisa inversione di rotta.

Cambiare e rilanciare la sanità nel nostro territorio è, a questo punto, una priorità che va affidata ad una nuova più professionale e manageriale gestione, prima che sia troppo tardi.

È noto a tutti che ormai la litigiosità all’interno delle strutture sanitarie ha toccato livelli ingiustificati, frutto di una gestione legata a vecchi e passati schemi, che ha prodotto una assenza di serenità che non può e non deve mai mancare in una realtà in cui la persona e la sua salute, oltre che cure efficaci, richiedono, anche, tranquillità e sicurezza.

Ricordiamo tutti il rapporto che la ormai ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha consegnato alla Regione Calabria, nel quale si rilevava, tra l’altro, che l’attuale “trio”, sempre capeggiato da Arena, ha realizzato un deficit spaventoso, pari a circa 8 milioni di euro nel 2015, e ben 25 milioni nel 2016, e chissà quale amara sorpresa avremo nei dati di bilancio 2017, che ancora oggi, non sono stati resi noti.

Un deficit che non si giustifica con un’offerta sanitaria migliore, più efficace ed efficiente, né tantomeno con investimenti tecnologici mirati ad aumentare la qualità dei servizi erogati nel nostro ospedale, si potrebbe, pertanto, ritenere che una parte consistente di risorse non siano state rivolte alla cura della salute dei cittadini ma assorbiti e destinati ad alimentare aree e settori improduttivi della nostra sanità pubblica.

In quel rapporto “sulla situazione della Sanità calabrese”, Crotone risulta la Cenerentola della regione dal punto di vista delle prestazioni sanitarie, ma quello che è ancora più grave, così come veniva rilevato proprio nel rapporto della Lorenzin, è che l’azienda sanitaria più piccola della Calabria realizzava un quarto del deficit complessivo dell’intera regione.

Incredibile!

Ed impietosamente, veniva ancora rilevato dallo stesso rapporto “giuridico” elaborato dal ministero della Salute, che l’Asp di Crotone è stata diretta da un “abusivo”, infatti il rapporto dichiara che Sergio Arena è stato nominato “in modo illegittimo e illegale” e precisamente che “si è atteso che il commissario maturasse i titoli per poter essere nominato direttore generale, procedura assolutamente illegittima e illegale”.

Inoltre, la stessa legge regionale in materia, prevede che i manager sanitari, anche con un solo euro di deficit, decadano immediatamente.

Tutto ciò descrive una realtà che non ha alcuna giustificazione per la sua prosecuzione.

Di fronte a questa situazione non si può restare in silenzio e nemmeno con le braccia conserte, tantomeno restare impassibili di fronte alla crescente insofferenza dei cittadini, va con tutta urgenza ripristinata una nuova e diversa gestione “legittime e legale” che senta forte il desiderio e la voglia di avviare una poderosa fase di riorganizzazione e rilancio della nostra sanità pubblica.

Per tutti questi motivi, riteniamo che il Presidente della Regione e ogni altro organo di indirizzo e di controllo, assumano le necessarie e conseguenti iniziative per consentire ed offrire una diversa prospettiva alla gestione del fondamentale comporto sanitario della nostra provincia.

Prima che sia troppo tardi!”

La Prossima Crotone

 

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