Crotone,

Crotone, cerebrolesioni: al Sant’Anna di Crotone meeting tra rianimatori e riabilitatori

L'ingresso dell'istituto Sant'Anna di Crotone

Hanno l’obiettivo di  rendere sempre più lineare ed efficace il percorso clinico assistenziale dei pazienti con gravi cerebrolesioni acquisite gli incontri tra rianimatori e riabilitatori che periodicamente l’Istituto S. Anna di Crotone organizza presso le sue sedi. L’ultimo di questi incontri è stato, in particolare, dedicato al tema “Dalle acuzie alla cronicità, rischio infettivo e aspetti nutrizionali dei pazienti con grave cerebrolesione acquisita”.

“Sono momenti di confronto tra specialisti di tutto il Sud Italia – spiega il direttore sanitario dell’Istituto Paolo Scola – che organizziamo da circa 20 anni per dare continuità e omogeneità al percorso assistenziale e riabilitativo, per come il S. Anna l’ha impostato in tutti questi anni”. È il Continuum terapeutico che costituisce una delle linee guida che caratterizzano l’operato dell’Istituto crotonese. “Un percorso – prosegue Scola – che inizia dal primo intervento, dall’urgenza della Rianimazione, e passa attraverso la Riabilitazione e fino al domicilio”.

“Quello che mi ha colpito di questi incontri – spiega Paolo Navalesi, Direttore della cattedra di Anestesiologia e Rianimazione dell’Università Magna Grecia di Catanzaro – è l’altissimo livello. Arrivano relatori da tutta Italia, e l’impostazione è assolutamente quella giusta, di dialogo e di confronto positivo. È un meeting che offre una visione a tutto tondo dei problemi”

“I pazienti – aggiunge Libero Mileti, direttore del Dipartimento Anestesia e rianimazione dell’Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza – soprattutto quelli con gravi traumi cranici, dopo il trattamento acuto è imperativo che vengano riabilitati. Un processo lungo e faticoso che non può essere ritardato, e necessita di una continuità (un continuum, appunto) tra quello che si è fatto in Rianimazione e quello che si può e si deve fare in fase di riabilitazione”. Proprio in questo senso gli incontri organizzati dal S. Anna favoriscono “la relazione tra ospedale e territorio, che dev’essere molto più stretta perché Rianimazione e Riabilitazione sono due cose fortemente connesse; pur essendo profondamente diverse, concorrono ad ottenere il miglior risultato per il paziente. Terminata la fase acuta ospedaliera, infatti, il paziente deve affrontare la fase della riabilitazione nelle strutture territoriali”. E, dunque, conoscersi reciprocamente e stabilire insieme il percorso più adatto a ciascun paziente permette di ottenere maggiori benefici per il paziente stesso.

Parole di grande elogio il dottor Mileti le ha avute per Oberon, l’innovativo servizio di assistenza domiciliare di pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza elaborato dall’Istituto S. Anna. “È la soluzione migliore  – afferma – per i pazienti che purtroppo non hanno più possibilità di recupero e per le loro famiglie. I pazienti devono comunque poter ritornare al proprio domicilio senza tuttavia esservi abbandonati; loro devono essere monitorati a distanza e ricevere le giuste cure nel caso in cui dovessero servire, e la famiglia che ha deciso di portarli a casa deve avere la giusta formazione e l’appoggio di cui ha bisogno”. Tutti servizi che Oberon contempla, e che per questa ragione lo rendono in grado di contemperare le esigenze di pazienti e famiglie: “Non è semplice continuare a stare fuori casa, sia dal punto di vista emotivo che dal punto di vista più materiale e concreto; e non lo è tanto per il paziente quanto per la sua famiglia”. Per questa ragione Mileti si dice convinto che Oberon possa avere una futura diffusione in tutte le regioni d’Italia.

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