La vicenda dello sgombero di Piazzale Nettuno ha colpito tutti. E in tanti hanno voluto dare il proprio contributo in merito alla vicenda. Come al solito quando si tratta di prendere decisioni che riguardano persone vulnerabili a dominare è la polemica, ma forse qualche elemento continua a mancare.
Abbiamo scritto dei senzatetto lo scorso mese di marzo in questo Articolo. Poco dopo siamo venuti a conoscenza del fatto che il Comune di Crotone è a lavoro per la realizzazione di un housing capace di accogliere proprio i senzatetto, risolvendo quella che è una questione che dura da anni. Bene, anzi benissimo. Ma questa vicenda parte da lontano. E le persone che strada non sono solo a Piazzale Nettuno. Ricordo, a me stesso e agli altri, che circa un anno fa all’interno della stazione ferroviaria di Crotone abbiamo rischiato una tragedia, dopo che alcune capanne che stavano li da anni hanno preso fuoco e solo per pura fortuna all’interno, in quel momento, non c’era nessuno. E così anche alla stazione, dove per combattere il freddo veniva acceso il fuoco all’interno di vecchi vagoni e ancora chi dormiva in una vecchia carretta al porto, magari la stessa che li aveva accompagnati in questa “porta d’Europa”. È chiaro, nessuno ha la bacchetta magica. Ma mentre si lavora ad una soluzione strutturale qualcosa va fatto. E solo per i ricoveri notturni. Perché se per fortuna esiste la Mensa Padre Pio che garantisce un pasto a pranzo dal lunedì al sabato, la sera il tutto non può essere delegato a “On The Road”. I volontari di strada non sono un’istituzione, in più devono fronteggiare quotidianamente problemi di varia natura, compresi i sabotaggi con le ruote bucate, parabrezza spaccati e altri interventi prodigiosi dei soliti ignoti.
Adesso, con lo sgombero di Piazzale Nettuno qualcuno ha pure esultato, ma è evidente che la problematica non è risolta. La notte le stesse persone, attenzione non necessariamente migranti che arrivano con i barconi della speranza, hanno trovato altri rifugi di fortuna. E in diversi erano in centro con i loro cartoni. In più la questione del famigerato “decoro” della città, sempre per onestà intellettuale, risale a molto prima. Alle ordinanze “anti bivacco” per esempio, alla quale si è poi aggiunta quella dell’amministrazione attuale per gli ambulanti.
Ma, appare evidente, che il decoro di una città non è solo questo. Non è questa la visione corretta se si vuol pensare di crescere davvero da ogni punto di vista. Visione generale che dovrebbe portarci anche a pensare che quando si discute di pari opportunità non bisogna esclusivamente concentrarsi sulle donne, ma anche sui disabili, sugli anziani soli, in difficoltà, sulle persone ai margini della società.
La soluzione, quindi, quale potrebbe essere? Pensare anche interventi temporanei, di emergenza, immediati. Perché se è verissimo quello che dice l’assessora Pollinzi, che “nessuno si salva da solo”, è altrettanto vero che qualcosa adesso, nell’immediato, va pensato e messo in atto. Sta per arrivare il freddo, ma anche la fame non va sottovalutata. Si faccia rete, davvero. Si colga l’occasione per parlarne nelle decine di volte in cui ci si siede insieme. Altrimenti ogni cosa, ogni parola, ogni atto compito, sembra artificiale.
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