Crotone,
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Maurizio Mesoraca: “L’articolo del Die Welt chiama fuori la Germania dalla lotta alle mafie”

Maurizio Mesoraca

Il quotidiano tedesco Die Welt è uscito con un titolo sulla questione dell’aiuto reciproco tra i paesi europei nella gestione della crisi economica innescata dal coronavirus che ha fatto molto scalpore. In particolare, riferendosi all’Italia ha scritto: “La mafia aspetta i soldi UE”.

Ospitiamo ora l’intervento dell’ex Senatore Maurizio Mesoraca:

“L’articolo del Die Welt non mi ha meravigliato più di tanto. In Germania, come in tanti altri Paesi d’Europa, si fa finta, contro ogni evidenza, che il problema delle mafie riguardi solo l’Italia. Purtroppo la mafia è da decenni un fenomeno mondiale. La ‘ndrangheta, in particolare, s’è insediata non solo nelle Americhe, ma in tutta Europa, a cominciare dalla Germania. Ne sono testimonianza non solo i fatti di Duisburg, ma i tanti fatti documentati nel mio libro “Diego Tajani, un cambiamento atteso un Secolo e i nodi irrisolti dell’Italia”, ma ancora con maggiore dovizia di particolari nel libro “Mafia Export” di Francesco Forgione, nel “Processo alla ‘ndrangheta” di Enzo Ciconte e nelle inchieste di Gratteri.

La mia valutazione è che molti settori conservatori tedeschi, ai quali fa da sponda il giornale Die Welt, adottano la filosofia della convenienza economica. Pecunia non olet. Per cui si incamerano i fiumi di denaro che arrivano dalle mafie e che sono investiti nei vari settori dell’economia tedesca, facendo finta che arrivino da imprenditori inviati dalla “Provvidenza”. La cosa grave del comportamento dei tedeschi è che così facendo si tirano fuori dalla lotta alla mafia. Di ciò ne è prova il fatto che essi non hanno voluto mai recepire o attuare le norme antimafia italiane che sono, per ovvi motivi, le più avanzate del mondo su questo argomento. I tedeschi ancora non riconoscono i vari reati mafiosi. Per loro la mafia non esiste, riguarda altri. La Germania addirittura non consente l’estradizione per reati di mafia. Essa è prevista solo per traffico di droga. Evidentemente perché ciò procura loro seri problemi sociali.

La mia valutazione è che i Paesi del Nord non hanno ancora sposato l’idea dell’unità reale dell’Europa. Questi Paesi rifiutano strumenti come gli Eurobond non solo per motivi economici improntati al più bieco egoismo, ma soprattutto per motivi ideali e politici. Essi perseguono la linea dell’Europa a due velocità: quella dei paesi ricchi del Nord e quella dei Paesi meno ricchi del Sud. La pandemia da coronavirus potrebbe e dovrebbe essere un’occasione per intraprendere la strada che era nello spirito e nella lettera dei fondatori dell’Europa. Quella di arrivare agli Stati Uniti d’Europa sulla base di un comune destino. Si dovrebbe capire che in un mondo globalizzato nessuno ce la può fare da solo ad affrontare la competizione con colossi come gli USA, la Cina, la Russia e i nuovi colossi emergenti. Ma soprattutto si dovrebbe capire che l’emergenza creata dal coronavirus mette ogni Paese e l’Europa dinanzi a problemi inediti che richiedono risposte nuove. Qui c’è in gioco il ruolo e il futuro degli esseri umani come tali. L’uomo non può più pensare di demandare al mercato, alle armi, alla finanza il futuro del pianeta. Deve intraprendere una nuova strada che preveda un nuovo rapporto con la natura, con il clima, con l’economia, con le disuguaglianze, con le povertà, con le disoccupazioni di massa, con le pandemie che a vari cicli arriveranno e presenteranno il conto. E chi se non l’Europa, con la sua storia e il suo patrimonio culturale e ideale, può guidare questa nuova fase? Si tratta di una vera e propria rivoluzione che solo quella che stata la culla della civiltà può e deve guidare. Se l’Europa non farà questo, sarà destinata a sgretolarsi o a diventare “un’espressione geografica” vuota e senz’anima, che non servirà ad alcuno. Ciò lo dico da europeista convinto”.

Maurizio Mesoraca

già senatore della Repubblica, presidente dell’Università popolare del Mediterraneo