Crotone,
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Lettere a CerotoneNews: Strada del Petilino, la verità di Emilio De Masi

Riceviamo e pubblichiamo

“La strada del Petilino rappresenta oggettivamente la più significativa opera pubblica realizzata nel nostro territorio negli ultimi decenni. Anche questo è motivo della baruffa inaugurativa di sabato scorso, oltre che di talune disinvolte ricostruzioni di protagonismi e procedure che ne hanno consentito la realizzazione.

Questa nota, ripudiando ogni tentazione polemica, persegue lo scopo di contribuire alla verità. È, questa, fondamento e sostanza della democrazia, di cui ovunque persiste incessante bisogno ma noi dobbiamo esserne avidi.

Propongo un breve, circostanziato resoconto scandito con precisi riferimenti documentali che chiariscono inappellabilmente le dinamiche politiche ed istituzionali in virtù delle quali l’opera è stata avviata. Alla fine del 2001, a poche settimane dal conferimento dell’incarico di Vice Presidente della Provincia, partecipai ad una manifestazione a Petilia in cui l’Associazione “Diritto al mare”, esemplarmente guidata da Masino Medaglia ed ispiratore primo dell’opera, sollecitava la nostra Amministrazione ad assumere precisi impegni sulla realizzazione della strada del petilino.

Colsi il senso profondo della richiesta, che trascendeva lo stesso valore economico-sociale per assumerne uno di natura sanitaria, maggiormente evocativo delle mie prerogative professionali. Ed, in realtà, il dimezzamento dei tempi di percorrenza tra quell’area ed il capoluogo avrebbe garantito più immediata, e talora decisiva per la tutela della salute, fruibilità di determinati servizi assistenziali. Ne informai tempestivamente la Giunta, ottenendone, a partire dal Presidente, pieno mandato per esplorare ogni viatico istituzionale attraverso cui accedere al finanziamento ed alla effettuazione dell’opera.

Con delibera n. 477 del 12.12.2002, da me proposta, se ne approvava il progetto preliminare, tanto più sostenuto da una platea più ampia di soggetti. Avevo infatti indetto una conferenza dei servizi con i comuni interessati, la Comunità montana e tutti gli Enti e le Associazioni appassionati al disegno e che si tenne in data 29.4.2002. Quindi, allo scopo di intercettare le cospicue risorse necessarie, intrapresi un intenso negoziato con la Regione, e segnatamente con l’Assessore ai l.l.p.p., on. Misiti. Questi manifestò buona disponibilità tanto che raggiungemmo l’intesa, poi ratificata in data29.07.2002, da me sottoscritta per la Provincia, con cui l’opera veniva inserita tra gli interventi cofinanziati con l’APQ per il sistema delle infrastrutture e dei Trasporti. Frattanto, eletto Presidente della Provincia il dott. Sergio Iritale, continuai il lavoro con il suo pieno sostegno oltre che con il suo contributo esperienziale. Il cantiere fu aperto sostanzialmente nei tempi previsti ed in seguito, a causa di ragioni tecnico orografiche, i lavori furono sospesi.

Grazie agli sforzi delle Amministrazioni Provinciali successive, come quella del Presidente Zurlo e di altre figure istituzionali, come l’on Flora Sculco adoperatasi per ottenere il finanziamento aggiuntivo resosi frattanto necessario, la strada è stata aperta. Senza troppa clemenza per il ritardo con cui questo “sogno”, come lo definisce Medaglia, si avvera cerchiamo di trarre da questa esperienza, comunque positiva, spunti per una riflessione politica. È la via maestra per colmare i tanti, e più gravi, altri ritardi, non solo infrastrutturali, che mortificano la stessa dignità comunitaria. Occorrerebbe una sorta di patto culturale tra quanti non si rassegnano ad assecondare un corso troppo pigro della nostra politica, puntuale a parlare di se stessa e troppo poco protesa a perlustrare la realtà. Rigettare ogni tentazione di autoreferenzialita’ può costituire seria premessa della sua rinascita. In fondo, senza per questo tradire intenti autocelebrativi, la strada del petilino nasce grazie al confronto con il territorio,  nella fattispecie con una associazione di viva sensibilità culturale. Su basi non dissimili hanno visto la luce l’osservatorio astronomico di Savelli e il sottopasso de le Castella. Rimozione dell’autoreferenzialità dunque quale movente per il ripristino del confronto con la realtà, obbligo “funzionale” della democrazia.

Questa rischia di morire nel perdurare della distanza della politica dalle persone perché l’una e le altre possono rinascere solo insieme”.

Emilio De Masi