Crotone,

Lettera a CrotoneNews: “Quella dignità negata da Di Maio ai ragazzi della Abramo”

Riceviamo e pubblichiamo

“Lavoro in Abramo da circa quindici anni. Appena laureato ho deciso di inviare il curriculum, mi incuriosiva quell’ambiente fatto da tanti giovani pieni di entusiasmo e che volevano dimostrare che esiste una “Crotone bella”, laboriosa, che si impegna e non cerca scappatoie attraverso la politica e altri sistemucci di bassa lega. Non era il mio sogno è chiaro, ma era un’opportunità. L’unica concessa. Dopo aver descritto per diversi anni i fallimenti dell’imprenditoria nella nostra città, spesse volte a causa di un completo abbandono istituzionale, ma non solo, posso dire che Abramo è un miracolo economico. Basta pensarci: chi avrebbe mai scommesso che in un posto dimenticato dal mondo e a volte anche da Dio, irraggiungibile con ogni mezzo possibile un gruppetto di ragazzi avrebbe dato vita ad uno dei gruppi più grandi mai esistiti in Calabria. Migliaia di posti di lavoro, ho visto tanta gente varcare quei tornelli, fare la gavetta, iniziare a realizzare i primi sogni. Un’auto usata, nuova, il matrimonio, la casa. Oppure il viaggio della vita. Economia reale, non chiacchiere da “inizia e poi vediamo”. E adesso ce ne sono tanti altri di ragazzi ai quali il “decreto dignità” (scritto volutamente in minuscolo) vuole togliere tutto questo. Il rischio è chiaro. Mi meraviglia come una persona, oggi onorevole, come Di Maio abbia dimenticato da dove viene e perché sia stato quasi scaraventato dalla gente nella posizione in cui si trova. Eliminare il precariato non significa disintegrare il lavoro. Se mando a casa 400 persone avrò anche risolto il problema del precariato, peccato che ne rimarrebbe uno leggermente più grave: la disoccupazione. Forse il ministro Di Maio, che mi sembra non venga da un posto molto diverso dal nostro, ha dimenticato quanto prezioso possa essere un posto di lavoro. L’essere passato da una onorevolissima casacca da stewart (a proposito, ce ne sono tanti anche qui di ex suoi “colleghi” che lavorano in Abramo) al profumo delle tintorie e ai vestiti su misura, agli alberghi sempre più lussuosi e al fascino del “bello” che piace a tutti, avrà fatto dimenticare allo stesso Di Maio quanto vale un posto di lavoro. “Dignità”. Bel nome per un decreto, peccato che la dignità sia alzarsi per andare a lavorare, sperare che le cose migliorino, avere la soddisfazione di arrivare al giorno della paga e sapere che arriverà puntuale. Anzi, con qualche giorno di anticipo nelle festività. Dignità. E pensare che tra le persone in tutta Italia che potrebbero rimanere a casa ci sono tanti che gli hanno dato fiducia, chissà se avranno diritto al reddito di cittadinanza farlocco. Nessuno dice che quello attuale sia un sistema perfetto, anzi. Ma non è così che si supera il precariato, ci si lavora insieme, si parla con tutti gli attori per trovare una possibile soluzione. Non si vuole delocalizzare? Bene, che si lavori – seriamente – sul costo del lavoro. Di Maio è per la strada corta, quella del populismo. Ma, così com’è stato per il suo Movimento in senso positivo, la gente potrebbe presto stancarsi, girando al contrario. Vorrei tanto sapere cosa ne pensano le nostre rappresentanti pentastellate Margherita Corrado ed Elisabetta Barbuto. Pensano che perdere 400 posti di lavoro in una città come la nostra sia importante? Diranno qualcosa al caro ministro? O continuerà la democrazia digitale in cui poi, davvero, nessuno può dire qualcosa o muovere un dito?”

Lettera firmata

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