Crotone
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Lettera a CrotoneNews: “Io, figlia di tirocinante calabrese, grazie all’USB torno ad avere speranza”

Riceviamo e pubblichiamo

“Neri giorni scorsi il sindacato USB, insieme ad una delegazione di tirocinanti, si è recato a Roma per tentare di sollevare la questione di circa 7000 persone, considerati lavoratori in nero, legalizzati da un sistema che prima li crea e poi li distrugge.

Tutti sanno della loro esistenza, ma nessuno ha mai creduto in loro, pur svolgendo mansioni, ritenute essenziali nei vari settori presso cui svolgono i rispettivi tirocini. Molti tirocinanti, che durante la pandemia e a causa della stessa, hanno interrotto il loro tirocinio, non hanno percepito alcun sussidio (eccetto due tranche di una tantum). Gli stessi tirocinanti non hanno contributi previdenziali ed assistenziali; i tirocinanti non hanno alcuna forma di tutela ma hanno bisogno di una voce, che gli dia voce. Così è stato il 9 aprile a Roma, dove l’Unione Sindacale di Base ha ottenuto un incontro con il Segretario generale del Ministero del Lavoro e anche altri ministeri, che si sono interessati alla questione.

Sicuramente un primo passo è stato compiuto e gli stessi promettono di non fermarsi, affinché stavolta, per la prima volta, venga presa sul serio quella che è divenuta una piaga sociale della Calabria, perché per ogni cittadino che non lavora, per ogni cittadino che stenta ad arrivare a fine mese, per ogni cittadino che non può sentirsi utile alla società, per ogni cittadino che a causa della sua posizione di debolezza, è vittima di raggiri da parte dei politicanti, vi è il fallimento dell’intera classe dirigente.

Questa non è una caccia alla streghe per scovare i veri responsabili, bisogna solo affidarsi a quelli che sono i fatti realmente accaduti e cioè: un sindacato che per la prima volta è sceso in piazza, (un ritorno a quello che è il vero senso di uno strumento così importante qual è, appunto, il sindacato) e si è speso in nome e per conto di tanti tirocinanti che non erano presenti, ma anche per quelli presenti.

Ed io, che oramai da un anno scrivo in qualità di figlia di uno dei 7000 tirocinanti, ho compreso, dopo varie delusioni, quanto sia difficile vivere in un posto come la Calabria e che non tutte le persone hanno una pari dignità mediatica, politica e sociale.

Si accende, in cuor mio una speranza per la quale poter credere che i tirocinanti non sono soli e che l’onestà, l’umanità, l’empatia, l’umiltà non siano valori oramai in disuso e che nessuno debba sentirsi inascoltato e soprattutto che abbiamo sempre bisogno di speranze e di cambiamenti e non di illusioni.

Ho compreso soprattutto che non bisogna mollare mai e provare sempre a combattere per ciò in cui crediamo, perché prima o poi, così come canta Rino Gaetano: “Ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti e costi quel che costi, la vincerò non ci son santi”.

Giusy Scarriglia