Le opere di Vincenzo Oliveri, conosciuto come “VinOli”, tornano al centro di un percorso di conoscenza e memoria. È stata inaugurata nella mattinata del 30 settembre, all’interno della Casa circondariale di Crotone, la mostra “VinOli – Professione Pittore”, dedicata a una selezione delle tele dell’artista custodite nell’istituto.
L’iniziativa, promossa dalla Casa circondariale con il patrocinio del Comune, si articola in tre giornate: dopo l’appuntamento dedicato al mondo dell’informazione, saranno coinvolte le scolaresche e la comunità penitenziaria. L’obiettivo è far conoscere il lavoro di Oliveri e favorire, attraverso l’arte, il confronto tra il carcere e il territorio.
All’inaugurazione hanno partecipato l’assessora alle Politiche sociali Maria Lucia Cosentino, la direttrice dell’istituto Mariastella Fedele, il comandante della Polizia penitenziaria Claudio Caruso, il questore Renato Panvino, la vicaria del provveditore della Calabria Maria Luisa Mendicino e la presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Concettina Epifanio.
Presenti anche la psichiatra dell’istituto Lucrezia Bruno, il medico incaricato Giuseppe Palucci, il direttore del Dipartimento di salute mentale dell’ospedale San Giovanni di Dio Paolo Sesti e le funzionarie Cinzia Sapienza, Caterina Mammoliti e Giusy Biscuso, che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
Le tele esposte raccontano il percorso di un uomo che ha trovato nella pittura uno strumento di espressione e riflessione. Un aspetto richiamato da Cosentino nel suo intervento: «Queste tele ci ricordano che una persona non può essere racchiusa soltanto nella propria storia giudiziaria».
L’assessora ha sottolineato il valore sociale della mostra e la capacità dell’arte di creare occasioni di incontro, annunciando l’intenzione del Comune di valutare un seguito all’iniziativa.
«Lavoreremo alla possibilità di trasformare la mostra in un’esposizione itinerante, portando le opere di VinOli in altri luoghi della città», ha dichiarato Cosentino. Si tratta di una prospettiva ancora da sviluppare, con l’obiettivo di consentire a un pubblico più ampio di conoscere la produzione dell’artista.
Il coinvolgimento delle scuole rappresenta un altro elemento del progetto: attraverso le opere e la storia di Oliveri, gli studenti potranno confrontarsi con il ruolo dell’arte come forma di comunicazione e relazione. La mostra punta così a recuperare una memoria artistica e a costruire un collegamento tra la comunità penitenziaria e la città.
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