Sicilia,

L’attore calabrese Peppino Mazzotta, il Fazio di Camilleri, ricorda il maestro: “Mi sono sentito improvvisamente solo”

Peppino Mazzotta sul set

foto: Facebook

Ha usato la sua pagina Facebook per raccontare il dolore e la solitudine che ha sentito dentro alla notizia della morte di Andrea Camilleri. Peppino Mazzotta, attore cosentino, ma per il resto dell’Italia l’ispettore Fazio al servizio di Montalbano, ha raccontato il suo peregrinare in auto per i luoghi di quella Sicilia che era il cuore di Camilleri, fino a ritrovarsi, di sera, al cospetto di una luna rossa, che “non è stato un caso” scrive Mazzotta.

Ecco il testo integrale del suo ricordo.

“Ieri mattina ho ricevuto dai giornali la notizia, poi purtroppo confermata da amici e colleghi, che Andrea Camilleri era morto. Questa informazione si è depositata, liquida e appiccicosa da qualche parte nel mio cervello, senza clamore né enfasi alcuna. Poi nulla. C’era un vento forte, il mare era arrabbiato, inquieto. Ho preso la macchina e mi sono messo a guidare per le strade di quella Sicilia che, per anni, ha dato corpo alla Vigata del commissario Montalbano. Marina di Ragusa, Donnalucata, Cava d’Aliga, Sampieri, Modica, Pozzallo. Ero certo di avere una meta. Guidavo sicuro. Ero convinto di sapere dove stessi andando. Ma dopo ore di marcia non sono arrivato in nessun posto, perché, in effetti, non stavo andando da nessuna parte e ho capito che non potevo fare altro che tornare indietro. Rientrato a casa ho trovato la luna alta sul mare. Piena, grandissima e rossa come il fuoco. Uno scenario surreale. Allora ho capito. La notizia liquida della mattina è diventata solida e pesante. Ha preso forma. Camilleri non c’è più. E mi sono sentito improvvisamente solo. Smarrito. Privo del conforto di una direzione certa e sicura.
La luna rossa ieri sera, non è stata un caso; un puro fenomeno astronomico. Era una luna siciliana che partecipava al dolore e allo smarrimento per una perdita che è più grande di quanto si riesca a concepire, in questo momento di stordimento incredulo”.

Peppino Mazzotta

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