Crotone,

La storia di Nicholas Green venga inserita nei libri di storia, appello al ministro dell’Istruzione Fioramonti

Nicholas Green

Gentile ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Lorenzo Fioramonti, scrivo a lei come ai suoi predecessori, sperando in una sua risposta affermativa.

Il prossimo 1° ottobre saranno passati 25 anni dalla barbara uccisione del piccolo Nicholas Green. Nei prossimi giorni, per l’occasione, torneranno ancora una volta in Italia Margaret e Reginald, i genitori di Nicholas. Verranno a parlare con le équipe mediche che in quelle tremende ore del 1994 cercarono, vanamente purtroppo, di salvare la loro creatura, prima all’ospedale di Polistena, poi a quello di Messina.

Vede, se lei avesse la possibilità di chiedere ai giovani tra i 16 e 30 anni se abbiano mai anche solo sentito il nome di Nicholas Green, per risposta riceverebbe, nella quasi totalità dei casi, un “No”.

È non è affatto loro responsabilità, chiariamolo subito. Nessuna colpa hanno questi ragazzi se nessuno, soprattutto a scuola, ha mai parlato loro di questa storia, come di tante altre vicende che riguardano le vittime innocenti delle mafie in Italia.

E nel caso di Nicholas Green ci troviamo davvero davanti ad uno dei più grandi casi di ingratitudine che il nostro Paese abbia mai conosciuto.

Un bambino americano di soli 7 anni, ricco di vita, di voglia di conoscere, di visitare i luoghi dei miti che aveva già nel cuore, viene freddato da un proiettile alla testa sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. I suoi genitori lo vegliano con tutto l’amore del mondo, ma quando i medici di Messina comunicano loro che per Nicholas non c’è più niente da fare, i Green prendono una decisione che dovrebbe mettere tutti noi ai loro piedi, per chiedere scusa, perdono e per ringraziarli infinitamente. In un Paese in cui non conoscono nessuno e non capiscono nemmeno la lingua, in un paese in cui gli hanno appena ammazzato un figlioletto di 7 anni, loro, Reginald e Margaret, decidono di donare gli organi del piccolo e salvare altre vite umane. Fare in modo che la sua morte, la sua breve esistenza terrena non sia stata vana, e che possa sgorgare vita dalla morte, linfa dalle lacrime.

Quel gesto di enorme generosità, di grandissima umanità, consentirà a sette persone di avere una vita. Gli organi di Nicholas vengono trapiantati in persone italiane che i Green non conoscono. E il loro gesto cambia per sempre il modo di pensare di un intero popolo: quello italiano. Il loro slancio di enorme umanità trasforma per sempre sessanta milioni di persone, che da quel momento reagiscono con una impennata esponenziale nella donazione di organi. Dal 1994 l’Italia non è più lo stesso Paese. C’è una Italia della donazioni di organi prima di Nicholas Green e un’Italia dopo Nicholas Green. Quello che venne definito all’epoca “L’effetto Nicholas”. Cambiarono anche le leggi. 

E allora io mi chiedo signor ministro, e le chiedo, quando un accadimento è degno di finire in un libro di storia e di essere studiato se non quando esso trasforma per sempre il modo di pensare e agire di un intero popolo? 

Come è possibile, signor ministro, che l’Italia non racconti ai suoi giovani la storia di Nicholas Green? Come è possibile che per parlare nelle scuole della storia di Nicholas Green e di tutti i bambini uccisi dalle mafie dobbiamo affidarci a docenti illuminati e presidi (si, io li chiamo ancora così) che abbiano la giusta sensibilità per farlo?

Non le sembra infinitamente ingrato nei confronti della famiglia Green che i giovani non abbiamo mai nemmeno sentito pronunciare il nome di Nicholas?

Non le sembra degradante per noi italiani che nei programmi delle scuole non si parli delle mafie, delle vittime innocenti che le mafie hanno ucciso? A cominciare dai bambini.

Non le sembra arrivato il momento che, partendo da Nicholas Green, i giovani a scuola parlino di mafia, di cosa è, di come si riconosce, di come si comporta? Non le pare che anche, e forse soprattutto nel nostro tempo questo possa essere un grande punto di partenza, anche pedagogico?

La saluto, sperando di avere una sua risposta, con una frase di un grande scrittore siciliano, Gesualdo Bufalino: “La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”.

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