Crotone,

In ricordo di Cecè Perna: “Quel sinistro che disegnava sorrisi”

di Vincenzo Montalcini

Ero piccolo quando li vedevo giocare. Gianluca, Luigi, Giovanni, Antonio, Fabio, ragazzini innamorati del pallone. C’era poi quello più piccolo di tutti: Cecè. Era piccolino, lo è sempre stato. Per me però era un gigante, avrò avuto 7-8 anni quando ho iniziato a guardarli, perché tra loro c’era anche Luigi, il portiere. Mio fratello. Mentre loro a 12 anni iniziano ad allenarsi tutti insieme io stavo a bordo campo, Cecè palleggiava con quel sinistro che sembrava magico. Quando c’era da battere una punizione da una parte ci andava Gianluca, dall’altra ci andava lui. Quando accarezzava quel pallone era felice Cecè, avvolto in quella maglia numero 10 sempre un po’ troppo grande per lui, ma che riempiva di talento e passione. Quella sembrava una squadra davvero invincibile, allora si chiamava la Nuova Crotone, oggi Crotone calcio. Ragazzini terribili, cresciuti insieme all’ombra di un pallone, insieme a loro il gruppo di genitori che li ha accompagnate ovunque, in ogni parte d’Italia, condividendo insieme a loro gioia e sconfitte. Cecè aveva un grande sinistro, ma era anche una sorta di mascotte. Sempre sorridente, con quel tono di voce un po’ più alto rispetto agli altri, quasi per compensare la statura bassina. Correva sulle punte, danzava sul pallone e lo faceva anche cantare. Ricordo una volta nel glorioso campo di Tufolo, teatro di splendide battaglie tra ragazzi, quando dopo aver battuto una punizione sotto l’incrocio dei pali corse verso mio padre abbracciandolo, soltanto perché mezz’ora prima gli aveva preannunciato quel gol. Saranno passati più di 30 anni, ma questi sono ricordi che faranno sempre parte di te, per un ragazzino che è cresciuto nell’ombra e nel mito di una squadra di ragazzi fortissimi, ma soprattutto di amici. Cecè arrivava del Gesù insieme agli altri, a Fabio, un altro ragazzo che se fosse nato altrove probabilmente avrebbe vissuto di calcio per molti anni. Gol su gol messia a segno, ognuno più bello degli altri, ma questa è un’altra storia. Di Cecè ricordo il sorriso, l’ho ritrovato qualche anno dopo ad arbitrare uno dei tanti tornei cittadini, si era ritagliato uno spazio in questo nuovo ruolo per lui. Nel cuore la Juventus e soprattutto il Crotone, un cuore grande che forse ha sofferto troppo e che adesso saluta tutti dall’alto. Magari con il sorriso di sempre e quel sinistro che faceva cantare il pallone.

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