Crotone,

Francesco Mazzitelli: professione maniscalco 2.0

Professione maniscalco, uno dei più giovani della Calabria, uno dei pochi della provincia di Crotone. Francesco Mazzitelli ha 42 anni, vive a Crotone e ad un certo punto della sua vita ha deciso di trasformare la sua grande passione per gli animali in un mestiere. Uno di quei che profumano di antico e se si vuole di epico: il maniscalco.

“Pensare che i cavalli non erano tra i miei animali preferiti” dice Francesco gustando un succo di frutta sulla veranda dell’amico Enzo Colosimo.

“Io ho sempre amato gli animali, soprattutto i cani, ma i cavalli non mi facevano molta simpatia. Tutto cambia quando vicino casa mia si trasferisce il maneggio del signor Liviera”. Ecco, questa è la svolta per Francesco Mazzitelli che, incuriosito dai cavalli, si avvicina a loro.

“Avevo undici anni, ero quasi ipnotizzato da questi animali. Marinavo la scuola per andare a vederli. Ogni tanto mi consentivano di dare qualche carota da mangiare. Poi sono entrato dentro, ho cominciato a fare le cose del manovale: portare via il letame con la carriola, portare il fieno nelle stalle, mettere a posto. Da qui ho cominciato a pulire il cavallo, una operazione che in gergo tecnico si definisce grooming. Intanto crescevo e mi davano anche i primi soldi. Al sabato uscivo alle quattro mattino e rientravo alle nove di sera”. E pure in Calabria non ci sono ippodromi, ma la cosa non preoccupa: “Quello è un lavoro molto particolare – dice Francesco – noi freelance professionisti lavoriamo soprattutto con privati che hanno i cavalli e con maneggi. Si va dal pareggio e alla pulizia dell’unghia del cavallo, alla ferratura”.

Un mestiere che comunque nel tempo è cambiato.

“Un tempo la figura del maniscalco era associata a quella del fabbro, infatti si parlava di fabbro-maniscalco. – dice Mazzitelli – Un tempo si lavorava la bacchetta di ferro riscaldata a temperatura giusta e si modellava la forma. Ora ci sono i ferri prestampati di diverse misure che si possono acquistare dalle varie aziende produttrici”.

Ma come funziona la giornata lavorativa di un maniscalco moderno?

“Innanzitutto si prende appuntamento col cliente qualche tempo prima. Quindi si parte col furgone che è in pratica un laboratorio, una officina ambulante, dotata di tutti gli attrezzi e di quanto può servire per il lavoro”.

Quando il cliente chiama per un determinato cavallo, Francesco ha già tutta la scheda pronta con numero di forma, dimensioni dello zoccolo ecc.

“La ferrature è un male necessario dice qualcuno e il ferro per un cavallo è come la scarpa per l’uomo: non deve essere né troppo grande, né troppo piccolo, ma semplicemente della misura giusta. E mentre un tempo era il cliente che andava dal maniscalco, ora le parti si sono invertite. È molto importante controllare attentamente il ferro vecchio che viene tolto al cavallo, perché quello ci fornisce molte informazioni su come si muove l’animale”.

Come si vive con questo mestiere?

“Con questo mestiere si vive: non male, ma non navighi nemmeno nell’oro. Però, se posso permettermi dico che io sono l’uomo più ricco di questa Terra, perché questo lavoro, – a parità di ore lavorate guadagni molto bene – ma ti restituisce la cosa più preziosa del Mondo: il tempo. Noi abbiamo tantissimo tempo libero. Per esempio nei mesi di autunno-inverno, da novembre a marzo, il maniscalco fa poco o nulla. Tra pioggia, vento, maltempo, il privato non usa molto il cavallo. Alcuni in questo periodo liberano i cavalli in piccoli pezzi di terra e lasciano che il tempo faccia il suo corso anche sull’unghia. Poi da aprile a ottobre si lavora parecchio”.

Aneddoti legati al suo lavoro?

“La domanda più frequente che ricevo è se ho mai ricevuto un calcio da un cavallo. Me lo chiedono i clienti e me lo chiedono gli amici o i conoscenti quando sanno che mestiere faccio. Io lavoro quasi sempre da solo, mentre un tempo il maniscalco aveva l’aiutante, il garzone. Quando lavoro sulle gambe anteriori non ci sono problemi che, invece, possono sorgere quando si lavora sulle gambe posteriori. Certo occorre sempre essere molto cauti, ma col cavallo è soprattutto questione di empatia, di annusarsi e di capirsi. Ma siccome tutti mi facevano la stessa domanda, ho deciso di incidere a fuoco sul mio grembiule da lavoro due belle forme di ferro da cavallo”.

Consiglieresti questo lavoro ad un ragazzo?

“È una domanda alla quale non so rispondere. Se tu chiedi a qualsiasi maniscalco se questo è il lavoro che aveva sognato da grande, ti risponderanno no. Alla base di questo mestiere secondo me ci deve essere l’amore per tutti gli animali e poi per il cavallo. Devi osservare il lavoro del maniscalco, magari su uno zoccolo rovinato che lui riesce a mettere a posto e a far diventare anche bello da vedere. E da lì può nascere la passione per la mascalcia”.

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