Crotone,
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Crotone in Serie A, Simy o Stroppa sindaco. L’allenatore: “Terra bellissima poco valorizzata”

Giovanni Stroppa

A Crotone a settembre si voterà per eleggere la nuova amministrazione comunale. In questi giorni sui social network in tanti, ironicamente, hanno proposto l’allenatore del Crotone e i suoi giocatori quali sindaco e assessori della nuova giunta comunale. Gli unici che a questa città, negli ultimi anni, hanno regalato gioie e sorrisi.

«Io sindaco? Preferisco occuparmi della squadra…». A promozione ottenuta scherza con i giornalisti Giovanni Stroppa alla vigilia della partita col Frosinone. Scherza Stroppa, ma non troppo perché subito dopo aggiunge: «Ovviamente non posso candidarmi a sindaco però da ospite, se volete, posso darvi un consiglio: avete dei posti meravigliosi, valorizzateli. Avete una terra così bella che è davvero un peccato sprecare questa opportunità».

Una vera e propria dichiarazione d’amore quella di Stroppa per la città di Crotone, perché anche prima, lontano dallo scherzo e dalle battute sul sindaco, l’allenatore rossoblù aveva ammesso: «Qui c’è un ambiente eccezionale, dove si può lavorare serenamente. I giocatori e gli allenatori ci vengono volentieri perché non manca niente: la serietà della società sportiva, il calore della gente, un centro sportivo e uno stadio che è un gioiellino. Davvero nessuno potrebbe chiedere di più». E poi la ciliegina sulla torta: «Io sono venuto qui per portare il Crotone in serie A, adesso che ci sono riuscito non ho nessuna intenzione di andarmene. Proporrò alla società un triennale perché voglio costruire un progetto importante». Stroppa con queste parole ha accarezzato il cuore dei tifosi, aggiungendo miele all’ebbrezza provata venerdì sera. Però con queste splendide parole il mister ha anche toccato un tasto dolente. Ha riaperto una ferita da sempre sanguinante: quella di essere consapevoli di vivere in una terra bella e maledetta. Bella per la generosità della natura, bella per il calcio e maledetta perché incapace di spiccare il volo in tutti gli altri campi.

Forse non è una follia pensare ad un sindaco che si comporti come un allenatore di calcio. Che consideri la sua giunta ed il consiglio comunale come una squadra. Che dia loro motivazioni ed obiettivi che insista sulle debolezze e che li spinga sempre a vincere. E forse non è un’utopia nemmeno quella di ripartire dalla cosa più ovvia: dalla consapevolezza di vivere in una terra che, se non fosse per la serie A, sarebbe dimenticata da Dio e dagli uomini.

Lo abbiamo detto nel 2016, lo ripetiamo anche oggi: questa promozione è un’opportunità per tutti. La serie A è lavoro, visibilità, promozione turistica, ma senza una spintarella finiremmo per essere un “fastidio”. Nessuno vuole andare in trasferta in un luogo irraggiungibile e senza strutture capaci di ospitare club esigenti e super attrezzati. Ha ragione mons. Caiazzo: ora che siamo in serie A, di serie A dobbiamo diventare. Il calcio è una grande metafora della vita: se vuoi vincere la partita te la devi giocare, se ti chiudi in difesa l’avversario prima o poi segna. Ora tocca a noi, a settembre ci attende la partita della vita.

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