Crotone,

Coronavirus, lettera dell’arcivescovo Angelo Panzetta ai crotonesi: “Abbiate fiducia, siamo una sola famiglia”

Mons. Angelo Panzetta

Fratelli e sorelle, in questo momento, per molti versi drammatico, voglio essere vicino a tutti voi, uomini e donne della nostra Diocesi, di cui condivido fino in fondo le preoccupazioni, i disagi e le speranze. Affido a questo testo la missione di esprimere il mio desiderio di comunicare un messaggio di fiducia e di incoraggiamento nei confronti di quanti sono spaventati e soprattutto di quanti sono più direttamente coinvolti o stanno più soffrendo per gli sviluppi dell’emergenza sanitaria in corso. La nostra comunità diocesana, come tutte le altre che vivono in Italia, è oggi molto provata nella sua vita ecclesiale, che è stata ampiamente ridimensionata per rispettare adeguatamente le disposizioni delle pubbliche autorità le quali sono intenzionate dal desiderio di difendere la salute e il bene comune. L’attuale impossibilità di celebrare l’Eucaristia festiva e feriale, con il concorso del popolo, ci può condurre a riscoprire maggiormente la grandezza di questo dono sacramentale che costituisce la fonte e il culmine di tutta la vita della comunità ecclesiale. Tale situazione di privazione, però, ci può portare anche a riscoprire altre vie per santificare le nostre giornate:

  • La lettura della Parola di Dio, soprattutto di quella contenuta nella Messa del giorno, che diventa ascolto, discernimento, impegno di conversione e di vita.
  • un tempo prolungato e intenso di preghiera personale e in famiglia. Sarebbe veramente bello riscoprire la preghiera del S. Rosario o comunque quelle preghiere mariane tradizionali che le comunità cristiane hanno usato per secoli nelle stagioni di grande pericolo.
  • La disponibilità verso gesti semplici e concreti di carità nella comunità familiare e più ampiamente verso chi è più povero, debole, sofferente.

Questa vicenda, che coinvolge ormai il mondo intero, ci può portare anche a riscoprire una verità che ogni tanto sembra essere dimenticata: gli uomini costituiscono una sola famiglia fatta da persone che sono fratelli, profondamente legati, e quindi necessariamente solidali gli uni nei confronti degli altri. Siamo prossimi e, quindi, corresponsabili gli uni della vita degli altri e perciò chiamati ad assumere, personalmente e comunitariamente, scelte e comportamenti che si collocano nell’orizzonte esigente del bene comune. Esorto tutti a non far mancare la preghiera per i malati e per tutti quelli che oggi devono essere in prima linea per il bene di noi tutti: i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari, per la comunità scientifica e per quanti hanno responsabilità politiche ed amministrative. Con fede e umiltà io sto invocando il Signore Gesù, nostro unico Redentore, perché illumini e sostenga la vita della nostra gente in questo tempo di prova e ci doni al più presto l’aiuto liberante di cui abbiamo bisogno. Nella mia preghiera sto invocando anche l’aiuto e l’intercessione Beata Vergine Maria di Capocolonna, così amata e cercata nella preghiera del nostro popolo. Invito tutti a ricorrere a Lei, in questo momento di prova, rivolgendole le parole di un’ invocazione antichissima (III-IV sec.), con le quali la comunità cristiana si pone sotto il manto della Santa Madre di Dio

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Si tratta di un testo, di indole liturgica, che attesta la consuetudine della comunità cristiana di rivolgersi direttamente alla Maria, invocando il suo aiuto nelle ore difficili perché il popolo di Dio si fida nell’intercessione della Vergine: essa, la Madre di Dio, la sola pura e la sola benedetta, è per la comunità un rifugio di misericordia. Utilizziamo con fiducia questo testo, più volte al giorno, per esprimere la nostra sicurezza e la nostra accorata convinzione che la Vergine non respingerà le suppliche di noi che la invochiamo in quest’ora di necessità e di pericolo.

Carissimi fratelli e sorelle, viviamo questo tempo nella fede, nella speranza e nell’amore e, quando tutto sarà passato, ci ritroveremo probabilmente ad essere migliori di prima perché il pericolo che stiamo vivendo ci sta offrendo un’occasione per riflettere in vista della verifica, della conversione e della revisione dei nostri stili di vita. Vi benedico di cuore.

Angelo Raffaele Arcivescovo

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