Roma,
Tempo di lettura: 3m 12s

Caso Shalabayeva: “Ablyazov non è mai stato rifugiato politico, ma un ricercato”, allora perché avete processato Renato Cortese

Renato Cortese

La prima cosa che viene da pensare è: allora perché li avete processati?

“Ablyazov non fu mai rifugiato politico, era ricercato per crimini commessi in diversi paesi. Crescono i dubbi sulla condanna di Renato Cortese, Maurizio Improta e degli uomini coinvolti nel caso Shalabayeva, moglie del presunto dissidente. Non un rifugiato politico ma un criminale ricercato per gravi reati finanziari. E’ questo il quadro fornito dai ministeri dell’Interno, della Giustizia e degli Esteri riguardo a Mukhtar Ablyazov nella risposta all’interrogazione presentata”. Lo dicono i parlamentari del Movimento 5 Stelle, Caterina Licatini, Francesco D’Uva, Elisabetta Barbuto, Aldo Penna e Davide Aiello, che hanno presentato un’interrogazione alla quale hanno risposto tre Ministri.

La risposta ufficiale del ministero dell’Interno è stata inviata ieri alla Camera dei Deputati. Risposta che riferisce anche degli accertamenti svolti dai ministeri della Giustizia e degli Esteri.

Torna la domanda, allora perché li avete processati? Soprattutto condannati in primo grado e ancora in attesa che venga fissato il processo di Appello.

“In particolare, Ablyazov era ricercato per reati commessi in Kazakistan, Russia e Ucraina, consistenti nell’appropriazione indebita di ingenti quantità di denaro e nella truffa”. La sua presenza in Italia risultava da una nota dell’Interpol che lo definì “un individuo sospettato di essere pericoloso” e veniva data per possibile la sua presenza in una villa a Roma.

Il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia posto alle dipendenze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale della Polizia Criminale, ricevuta la notifica, avvisò la Questura di Roma di verificare la sua presenza e di arrestarlo qualora venisse identificato. L’uomo però, al momento del controllo, non era nell’edificio, in cui vennero trovati una coppia di domestici e una donna con un passaporto diplomatico Centrafricano intestato ad Alma Ayan.

Dopo alcuni controlli, il documento risultò contraffatto e alla donna, senza permesso di soggiorno in Italia, venne notificato il decreto di espulsione. Nella perquisizione, venne ritrovata inoltre una memory card con dentro delle foto di Ablyazov con la donna e con una bambina.

In merito al presunto status di rifugiato politico, il Ministero cita una lettera inviata nel luglio 2013 dall’allora segretario generale dell’Interpol Richard Noble al capo della polizia italiana dell’epoca Alessandro Pansa: “Storicamente il Regno Unito non ha mai comunicato al Segretariato generale informazioni in merito alla concessione a un soggetto dello status di rifugiato politico o richiedente asilo, in quanto ritenuta una questione riservata. La consultazione da parte dell’Italia delle banche dati del Segretariato Generale non avrebbe mai rivelato che al signor Ablyazov era stato concesso lo status di richiedente asilo/rifugiato da parte del Regno Unito”.

Noble aggiunge che “nessun Paese membro dell’Interpol sarebbe stato in grado di sapere, attraverso il Segretariato Generale, che al signor Ablyazov era stato concesso dal Regno Unito lo status di richiedente asilo o di rifugiato. Per qualsiasi Paese membro che si fosse trovato a consultare le banche dati del Segretariato Generale, il signor Ablyazov era un soggetto ricercato ai fini dell’arresto da tre Paesi Interpol, per gravi reati”.

Negli occhi ci sono ancora le immagini della Questura di Palermo, quando il super poliziotto di Santa Severina, ha lasciato tra due ali di suoi agenti che lo applaudivano quel ruolo che ha ricoperto sempre servendo lo Stato italiano. Ecco, appunto. Lui è il vero servitore dello Stato chi, invece, allo Stato italiano non vuole bene e vuole privarlo di un uomo retto, di un finissimo investigatore, di un Questore tanto coraggioso e preparato?