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Verso il 21 marzo: Don Luigi Ciotti, l’esempio per gli studenti di Cerva e Petronà

Un esempio. Se chiedessimo agli studenti dell’Istituto comprensivo “Corrado Alvaro” di dire che ne pensano del sacerdote antimafia Don Luigi Ciotti, la maggior parte dei discenti risponderebbe così: un esempio.
Lo pensavano prima di conoscerlo, ne sono persuasi di più ora che l’hanno conosciuto.
Il fondatore dell’associazione Libera oggi è stato l’atteso relatore del X incontro sulla legalità sul tema “Cambiare noi: costruire insieme una Calabria senza ‘ndrangheta” nella palestra comunale di Cerva.
Aspettative ben riposte: non capita tutti i giorni di incontrare uno così, uno che inchioda chiunque l’ascolta sul muro delle responsabilità.
Don Luigi è la somma di tante virtù che ben si declinano insieme: fine pensatore, abile oratore, incrollabile sognatore, coerente ispiratore, umile lavoratore, grande motivatore.
Il prete di strada di origini venete, partendo alle ore 4.00 da Milano, è arrivato mezz’ora prima dell’incontro a Cerva e ha asserito: “ Non conta l’io o l’opera di navigatori solitari, conta il noi. Io mi sento piccolo per la complessità del mondo che mi circonda, ma so che la speranza ha bisogno di ciascuno di noi. Rassegnazione, delega e indifferenza sono una malattia mortale. La Calabria è una terra meravigliosa e 400 clan non devono distruggere l’immagine della vostra terra. Nessuno sporchi la dignità di questa terra. I dubbi fanno crescere le persone perché più sani delle certezze. La conoscenza è la via maestra del cambiamento, la cultura dà la sveglia alle coscienze, ma in Italia abbiamo 6 milioni di analfabeti di ritorno. Gli studenti devono avere gratitudine verso gli insegnanti che non portano gli alunni, ma li accompagnano. Non bisogna accontentarsi di informazioni di seconda mano. Oggi ci sono persone che dicono noi e pensano io. Il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi, serve coraggio di avere più coraggio. Non si può essere cittadini a intermittenza e la legalità non è malleabile e sostenibile.
La legalità si deve saldare alla corresponsabilità e libertà. La verità deve toccarci dentro. C’è libertà però se ci impegniamo a liberare chi libero non è. Chi è povero non è libero, chi delinque non è libero.Le mafie tolgono la dignità e la libertà perché creano una cappa impressionante. Le mafie sono dentro il sistema, vivono tra noi e non si possono sconfiggere le mafie se non si sconfigge la criminalità politica ed economica. Non chiediamo agli studenti di fare gli eroi, ma di prendere coscienza, di prendere i primi segni. Il cambiamento inizia dentro di noi e l’unità di misura dei rapporti umani è la relazione. Non sottovalutiamo i problemi perché il problema delle mafie non riguarda solo qualche regione geografica. Il problema riguarda tutti. Le mafie sono forti in società fragili e diseguali.”
Don Ciotti ha indicato la Costituzione come il primo libro antimafia; ha confessato che si occupa di sociale da quando ha conosciuto a Torino un barbone; si è detto addolorato dalla scomparsa di una ragazza, vittima di bullismo, che voleva cambiare la realtà in cui viveva; ha rivelato di aver regalato del caffè a papa Francesco in occasione del loro primo incontro.
Se c’è una parola che fotografa Don Ciotti è impegno. Impegno per una società più giusta, impegno per la libertà, impegno contro le ingiustizie, impegno contro la rassegnazione.
Prima o poi la sua vita diventerà un film che in tanti andremo a vedere con tanto di fazzoletti al seguito.
Poco prima del sacerdote, ha proferito parola Rosetta Falbo, dirigente scolastica delle scuole di Petronà, Andali e Cerva. L’educatrice di Sersale ama una scuola che antepone i valori alla burocrazia: “Abbiamo aspettato Don Luigi Ciotti come si fa con una grande amico. Un giorno straordinario per noi. La scuola è qui da noi presidio di legalità. La mancanza di scuola rende vulnerabili i ragazzi, li rende facili prede. La mafia prima ancora che con la giustizia si vince con la scuola. La criminalità prima illude e poi delude perché ruba i diritti e la libertà. Studiare, i ragazzi devono studiare perché solo con lo studio si capisce ciò che giusto e ciò che è sbagliato.”
Ha proferito parola anche Daniela Fazio, responsabile Libera Catanzaro, che ha lodato il lavoro svolto dalla scuola di Petronà sulla legalità, rammentando “ che don Luigi è arrivato a Cerva non per caso, ma perché sa che lavoro si sta facendo per la legalità e non da oggi ma da tre anni.”
Consensi su consensi anche perché qui i convegni li organizzano così: non passarelle, ma momenti formativi con al centro le nuove generazioni. I ragazzi sono stati i veri protagonisti con disegni, riflessioni, domande, video, drammatizzazioni, ogni cosa con denominatore comune la legalità e la lotta alla criminalità organizzata che si vince non solo nelle aule di giustizia, ma anche nelle scuole. La palestra di Cerva, che è già bella di suo, era colorata e piena di contenuti: una festa per gli occhi.
Presente all’incontro anche il Coordinamento Libera Catanzaro con cui la scuola di Petronà ha intrapreso da tre anni percorsi di cittadinanza e di educazione alla responsabilità

Prima del X incontro, la scuola di Petronà, referente del progetto il professore di lettere Enzo Bubbo, ha fatto legalità con il giudice Emilio Le Donne; il poliziotto Renato Cortese; Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo; Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni; il fratello di Peppino Impastato; i ragazzi di Locri; il magistrato Nicola Gratteri; i genitori di Dodò Gabriele; lo scrittore e giornalista Bruno Palermo.
Morale: ci sono storie che fanno male e nessuno vorrebbe raccontarle, ma se ne parla perché nessuno dovrebbe viverle.
Enzo Bubbo

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