Un tesoro sommerso alla portata di tutti

L’Amp presenta l’itinerario subacqueo sui relitti di punta Scifo

Osservarli da vicino è un’esperienza magnifica, ma è la visione d’insieme a dare la dimensione esatta del loro valore. Sono 54 tra blocchi e lastroni di marmo, adagiati sul fondale di punta Scifo ad appena sei metri di profondità; e sono lì, intatti, dalla prima metà del III secolo d.C., vale a dire da quasi 1800 anni. Osservandoli dall’alto si riesce ancora oggi ad immaginare come fossero stivati nella nave romana che li trasportava, naufragata dopo una collisione col vicino promontorio; osservandoli da vicino se ne percepiscono i dettagli, alcune scanalature, le sfumature di colore. È un autentico tesoro, il più grande del Mediterraneo nel suo genere, reso ancora più prezioso dall’incantevole cornice che lo circonda, sopra e sotto le acque dello Jonio.
Un tesoro che da oggi, grazie ad un finanziamento europeo ottenuto dall’Area marina protetta “Capo Rizzuto” e grazie alla collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, può essere ammirato e apprezzato da chiunque. Perché uno degli obiettivi portati a termine con questo progetto era proprio la realizzazione di un percorso archeologico subacqueo interamente dedicato ai due relitti di punta Scifo.
Due relitti, visto che – come ha spiegato l’archeologo responsabile del progetto per la Soprintendenza Salvatore Medaglia – quasi nello stesso punto in cui è affondata la nave romana, sei secoli prima era affondata una nave greca, carica di anfore per il trasporto di cibarie. “Una delle dieci tappe del percorso subacqueo – ha spiegato Medaglia – è quindi dedicata a quest’altro sito, dov’è possibile vedere ancora qualche residuo che ha resistito alle spoliazioni e ai furti avvenuti negli anni”.
In realtà il valore aggiunto di questo straordinario sito archeologico sta nel fatto che esso è fruibile anche con una semplice maschera munita di boccaglio. I percorsi, dunque, sono due. C’è quello riservato ai sub, che si snoda attraverso dieci tappe per una permanenza complessiva di 45’ ad una profondità massima di 6,5 metri; e poi c’è quello dedicato a chi fa snorkeling, ossia osservazione attraverso maschera e boccaglio. “In entrambi i casi – ha spiegato Medaglia – i visitatori sono guidati da apposita segnaletica e da alcune tavolette in pvc (e dunque utilizzabili in acqua) sulle quali sono riportate informazioni e curiosità sul sito”.
“Il percorso – ha aggiunto il responsabile del servizio Amp Simone Scalise – è frutto della volontà, condivisa con il Gruppo di azione costiera, di mettere in piedi una strategia complessiva di valorizzazione del patrimonio locale per contribuire allo sviluppo. Grazie al protocollo con la Soprintendenza e all’impegno dei diving locali siamo riusciti a concludere in poco più di un mese un lavoro che ne avrebbe richiesti sei. È l’inizio di un percorso che intendiamo portare avanti.”
Chiuque voglia visionare il sito può rivolgersi ai diving convenzionati: Sub village di Crotone, Profondo blu di Capo Piccolo, Made in sub e Centro sub di Le Castella.

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