Ndrangheta, quando don Scordio attaccava don Luigi Ciotti: “Colonizzatore piemontese”

Quando don Edoardo Scordio parlava di don Luigi Ciotti come “colonizzatore piemontese” e di Libera come “cosa mastodontica che viene da fuori”. Libera a Isola Capo Rizzuto non ci doveva proprio arrivare, era questa la convinzione di don Edoardo Scordio, il parroco che da ieri si trova in stato di fermo con l’accusa di associazione mafiosa. La Dda di Catanzaro gli attribuisce un ruolo di primissimo piano nell’Operazione Jonny, eseguita da 500 uomini di carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia e che ha portato al fermo di 68 persone. Edoardo Scordio per anni ha parlato di “colonizzatore piemontese” quando si riferiva a don Luigi Ciotti fino al punto che il fondatore di Libera fu costretto a rispondere. E lo fece in aula di tribunale quando fu sentito come teste della difesa nel processo contro l’ex sindaco Carolina Girasole (poi assolta da tutte le accuse), una che, invece, lottò come un leone per portare Libera a Isola Capo Rizzuto. In quella occasione don Luigi Ciotti appena sedutosi sul banco dei testimoni e declamate le sue generalità precisò: “Io sono veneto e vivo in piemonte, ma non sono piemontese come sostiene qualcuno”. Ma c’è di più. Il parroco di Isola Capo Rizzuto in questa intervista, rilasciata alla collega Raffaella Cosentino per il documentario “Terre impure” sosteneva: “La ‘ndrangheta a Isola Capo Rizzuto è quasi scomparsa grazie al nostro associazionismo” (video di RaiNews).

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